STAGIONE 1955/56

 

Canna, Borghi, Rizzi, Calebotta, Gambini, Alesini

Battilani, Verasani, Randi, Carlo Negroni, Tracuzzi

 

Minganti Bologna

Serie A: 1a classificata su 12 squadre (19-22); CAMPIONE D'ITALIA

 

FORMAZIONE
Carlo Negroni (cap.)
Mario Alesini
Giuliano Battilani
Umberto Borghi
Antonio Calebotta
Achille Canna
Germano Gambini
Giuseppe Lamberti
Romano Nardi
Gianni Paulucci
Renzo Randi
Franco Rizzi
Vittorio Tracuzzi
Riserve: Emilio Schiassi
Solo amichevoli: Giuseppe Benchimol, Alberto Carpani, Gian Battista Malucelli, Loris Valdisserri, Vittorio Verasani, Luciano Zia, Mario Andreo (in prestito dalla Libertas Livorno), Guido Geminiani (in prestito dal Motomorini Bologna), Silvio Lucev (in prestito dal Gira Bologna)
 
Allenatore: Vittorio Tracuzzi

 

Partite della stagione

Statistiche individuali della stagione

Giovanili

IL FILM DELLA STAGIONE

di Ezio Liporesi per Virtuspedia

 

La stagione 1955/56 vede la Virtus campione d'Italia inserire in formazione Alesini che, proveniente da Varese, per un anno aveva potuto disputare solo amichevoli perché non gli era stato concesso il nulla osta. Dopo i successi nella Coppa Lo Forte a Messina, nella Coppa Marconcini a Pontedera e nel Torneo Perugina a Perugia, la Virtus vince un'ultima amichevole a Torino, poi l'esordio in campionato contro la Reyer Venezia che resiste solo 15 minuti, poi la Virtus dilaga, 79-37 con il trio Galliera in doppia cifra: Calebotta 28 punti, Canna 18, Alesini 10. La settimana dopo a Pesaro alle 11 di mattina al campo Vittoria un sofferto successo per 59-64. Primo tempo equilibrato con finale veemente della squadra di casa. Inizio della ripresa in favore delle V nere, grazie alla regia di Tracuzzi, entrato in campo per riordinare le idee ai suoi. Poi, nel finale, il Benelli ha ridotto il divario. Per Calebotta 17 punti, 10 quelli di Carlo Negroni. Alla terza giornata Cama Livorno ospite in Sala Borsa. I toscani partono bene, 1-4, poi la Virtus piazza un parziale di 10-1 e va a più sei, 11-5 al 7'20" e sospensione Cama. Livorno rinviene e pareggia, 13-13. Parziale ancora più vistoso del precedente per la Virtus: un 13-0 che permette ai bolognesi di doppiare gli avversari, 26-13. Poco dopo arriva la fine del primo tempo, 26-15. Senza storia il secondo tempo: la progressione bianconera è costante e  arriva fino al 52-24, poi la gara termina 54-29. Alesini gran protagonista con 19 punti. Prima presenza in questo campionato per Battilani, mentre Tracuzzi non è sceso sul terreno di gioco, questa volta non ce ne è stato bisogno.

A Milano contro il Borletti la prima sconfitta della Virtus: domina la partita il greco Stephanidis, al debutto nella squadra milanese che vince 78-63, nonostante i 20 punti di Calebotta. Contro Roma la Virtus insegue, anche se con distacchi minimi, nella prima parte del primo tempo poi, dopo la sospensione del 14' sul 17-19, termina i primi venti minuti con un parziale di 10-2 e va al riposo sul 27-21. A inizio ripresa i capitolini tornano un paio di volte a meno quattro, ma poi la Virtus allunga e vince abbastanza agevolmente 64-50, massimo divario della partita. Calebotta 21 punti, Alesini 11 e Canna 10, ancora il trio Galliera in evidenza. Spiccano tra i romani i 24 punti di De Carli. Derby d'alta quota Gira-Virtus, rispettivamente primi con 4 vittorie e un pareggio e secondi con 4 vittorie e una sconfitta. La gara sta in equilibrio per pochi minuti, poi dal 9-8 per il Gira che gioca in casa, la Virtus allunga, lentamente nel primo tempo, chiuso 21-28, poi prepotentemente nel secondo il cui parziale di 12-42 mostra inequivocabilmente il dominio bianconero. Risultato finale clamoroso, 33- 70 e sorpasso in classifica (la Virtus non verrà più ripresa). Calebotta e Canna 14 punti, Alesini e Rizzi 12. La Virtus batte 68-47 Pavia con 25 punti di Calebotta e va in fuga, perché cadono il Gira, il Borletti e Varese. Contro quest'ultima la Virtus vince la domenica successiva in Lombardia, con 20 punti di Calebotta, 63-72. Poi c'è il primo derby contro la Motomorini in campionato e la Virtus deve affrontarlo senza Calebotta e Negroni infortunati alla gamba destra e in tribuna a sostenere i compagni. Subito 4-0 Virtus, ma la Motomorini reagisce e va in testa 7-12. Dopo la sospensione i bianconeri si riprendono, sorpassano con parziale di 6-0, che estendono a 22-8 per il 29-20. Stesso divario all'intervallo 32-23. La Virtus allunga subito fino al più tredici, 36-23, poi si procede ad elastico, ma la Motomorini arriva a  meno cinque, 49-44. La Virtus riparte e tiene a distanza gli avversari, poi scappa 69-55 poco prima della fine, che arriva sul 69-59. Alesini con 22 punti e Rizzi con 21 sono i grandi protagonisti che mettono a segno oltre il 63% del bottino dei bianconeri. La Virtus vince a Lugano in amichevole contro il Cassarate 40-64, con 17 punti di Canna, 15 di Alesini, 12 di Rizzi e 10 di Gambini. Calebotta rientra a Trieste, segna 11 punti, come Gambini e Rizzi, meglio fa Alesini con 13 e la Virtus vince 53-60. Il giorno dopo vittoria in amichevole contro la Muggesana 47-79; Canna ne segna 31, Calebotta 22. Nino ne fa 20 nella netta vittoria contro la Stella Azzurra Roma, battuta 71-43. In amichevole viene sconfitta un'altra Stella, quella Rossa di Belgrado 70-55: Calebotta 16, Carlo Negroni 12, Canna 11. Si tratta dell'ultima gara del 1955, mentre la prima dell'anno successivo è un'altra amichevole, vinta a Reggio Emilia.

L'8 gennaio le V nere vincono una sofferta e contestata partita a Venezia, non più rivale per il titolo, ma anche dai bassifondi della graduatoria un osso duro. C'è anche un reclamo dei veneziani per il segnale acustico di fine partita azionato dal cronometrista inavvertitamente troppo presto. Ventidue giorni dopo il reclamo è respinto e viene confermata la vittoria bianconera 58-60: "La Commissione Tecnica Federale ritenuto dagli atti e a seguito delle indagine esperite, che a due secondi dalla fine della partita il cronometrista azionò casualmente il segnale acustico che non fu avvertito dagli arbitri per cui il gioco continuò e che il cronometrista stesso lasciò in moto il cronografo che successivamente fermò dando a due decimi di secondo dal termine un nuovo segnale di fine partita, questa volta raccolto dagli arbitri e che infine gli arbitri stessi accertato tale anticipo arresto del gioco fecero giocare le restanti frazioni di tempo per cui la gara si svolse col tempo regolamentare, ha omologato la gara respingendo di conseguenza il reclamo della Reyer". La Virtus aveva chiuso il primo tempo avanti 28-21 ma la squadra di casa era poi arrivata a meno uno, 35-34, a metà ripresa. Nuovo allungo bolognese fino al 49 a 38 a cinque minuti dal termine. La gara sembra chiusa, invece Venezia tornava a meno uno a sei secondi dal termine con un libero su due di Sardagna, 59-58. Sul secondo libero, fallito, pallone bloccato all'attaccatura del canestro. Palla rimessa a due e guadagnata dalla Virtus. Due tiri in favore di Tracuzzi ed uno realizzato: 60-58. Ancora qualche battuta poi la fine e le proteste della Reyer per il "tempo", ripresa dell'incontro ma il risultato non cambiava più. Il giorno dopo la vittoria in laguna, in Sala Borsa interessante torneo con sette giocatori a testa di Virtus, Gira e Motomorini mescolati in tre diverse formazioni di sette giocatori e un innovativo calcolo del punteggio in classifica: squadra vincente punti 10; squadra perdente punti 20. A questi vengono aggiunti i canestri subiti. Vincente pertanto la squadra con il minor punteggio complessivo. In settimana la sconfitta contro lo Spartak Brno in amichevole, poi la domenica successiva netto successo contro Pesaro, priva dell'infortunato Riminucci. In vetrina Calebotta con il record di punti: 59. Primo tempo combattuto, chiuso avanti dalle V nere per 36-26, poi nella ripresa Virtus tutta protesa ad aiutare Calebotta a fare il record di segnature. Il distacco supera anche i trenta punti e la gara termina 83-56.

Bella vittoria sul campo all'aperto di Livorno. La Virtus parte bene, 0-6, ma i toscani reagiscono e il punteggio nel primo tempo è ad elastico: bolognesi sempre avanti, ma con distacchi variabili da uno a dieci punti. All'intervallo 27-35. Nella ripresa la squadra di Tracuzzi parte con dieci punti consecutivi e chiude i conti: 27-45. Il divario supera anche i venti punti poi l'incontro termina 60-79. Classifica storica con tre formazioni bolognesi davanti a tutto il resto del gruppo: Virtus al comando con 28 punti, davanti alla coppia Gira e Motomorini con 17. Il trio Galliera annienta il Borletti Milano 67-48: Canna 17 punti, Calebotta 15, Alesini 14. In tre segnano 46 punti, quasi come tutta la squadra milanese. I tre sono gli unici in doppia cifra anche in trasferta contro l'AS Roma, Canna 15, Calebotta 11 e Alesini 10, ma arriva la seconda sconfitta del campionato, 63-52. Una partita con tante pause decisive per i bianconeri. Partiti sotto 10-0, riuscivano a recuperare in fretta, 16-16, per poi passare a condurre 21-27. Qui altro parziale capitolino di sette punti e romani avanti all'intervallo 28-27. La Virtus si riportava sopra 31-33, ma subiva un deleterio parziale di tredici punti, 44-33. A quel punto i felsinei non riescono più a riprendere gli avversari e perdono 63-52. Ci si consola subito con il derby contro il Gira. Combattutissimo. Il primo tempo vede gli arancioni avanti 18-21, dopo aver avuto anche cinque punti di vantaggio. Punteggio oscillante nella ripresa, ma Gira ancora avanti 38-40. Qui i bianconeri riescono a prendere qualche punto di vantaggio, 48-42, ma il Gira segna quattro punti consecutivi e si fa nuovamente minaccioso, 48-46. Un parziale di 5-0 lancia la Virtus verso il successo, 53-46. Finale: 55-50. La Virtus con questo successo è con largo anticipo campione d'Italia per la sesta volta, seconda consecutiva.

A Pavia le V nere dominano il primo tempo, 21-34; poi, appagate, si fanno rimontare e perdono 56-54. Non bastano i soliti Alesini, Canna e Calebotta, tutti con 12 punti. Contro Varese la Virtus parte forte, 9-0, poi i lombardi rientrano, 13-11, ma con un parziale di 19-4 le V nere vanno sul 31-13. Più diciassette all'intervallo, 37-20. Senza storia la ripresa e gara chiusa sul 69-46. Migliore realizzatore Alesini con 23 punti, poi Calebotta 13, Gambini 11 e Canna 10. Di nuovo derby, avversario la Motomorini, che gioca in casa e va anche a più sette nel primo tempo, ma la Virtus chiude sopra 23-25 alla pausa. Nel secondo tempo la Minganti va un paio di volte a più sei ma si fa rimontare e va sotto 40-38. Con un parziale di sette punti consecutivi le V nere tornano in controllo della gara, poi dilagano, finendo vittoriose 45-57. Contro la Ginnastica Triestina, a parte lo 0-3 iniziale e un parziale che riporta Trieste dal 22-12 al 22-20, è un monologo bolognese: 39-25 a metà gara, 78-57 alla fine. Calebotta e Alesini segnano 17 punti, Gambini 16. Ultima giornata, in trasferta, contro la Stella Azzurra Roma, che parte a spron battuto e conduce le danze. Pareggio a quota 21 con due liberi di Calebotta, ma la squadra di casa riparte e chiude il primo tempo 28-22. L'inizio della ripresa è tutto dei campioni d'Italia: un parziale di 3-16 li porta avanti 31-38. La gara diventa nervosa, dal 33-40 si passa al 37-46 con solo canestri dalla lunetta. La Stella Azzurra si avvicina, ma Calebotta blocca le speranze romane con due liberi, 61-65. Nino è il migliore con 20 punti, poi Alesini 17, Rizzi 13, Canna 11. Degli altri bianconeri segna solo Gambini, 4 punti.

L'indomani amichevole a Civitavecchia, netta vittoria 47-97 con 33 punti di Calebotta. In maggio la Virtus vince il torneo Paul Lentin a Liegi, mentre nel torneo del Maggio Spezzino è ultima perché pochi giorni dopo il rientro in Italia e dopo aver perso la gara contro Cantù, si ritira, perché, incompleta era andata per giocare ad eliminazione diretta, invece il torneo era a girone: tanto basta perché la Virtus rinunci a incontrare Vela Viareggio e Olimpia Borletti. In giugno i bolognesi sono terzi al torneo di Cracovia. Il 29 luglio 1956 una Selezione Emiliana incontra e batte Livorno 76-62 in occasione dell'inaugurazione del Sacrario del Cestista a Porretta Terme. Formazione: Canna, Borghi, Rizzi, Ca. Negroni, Gambini, Randi (Virtus-Minganti); Rapini, Di Cera, Lucev (Preti-Gira); Ranuzzi, Conti (Motomorini).


 

 

Tratto da "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 

Nel 1956 la Virtus vola. Le ali gliele mettono Alesini e Canna, con i loro micidiali contropiede e Calebotta si permette il lusso di battere molti record, tra i quali quello delle marcature in un solo incontro, quando alla Sala Borsa contro la Benelli Pesaro (vittoria della Virtus 83-56), mette a segno 59 punti. Il torneo di quell'anno finisce con largo anticipo. La Virtus alla fine avrà 11 punti di vantaggio sul Borletti, solo 3 sconfitte in tutto l'anno contro 19 vittorie. I punti segnati saranno 1453 (66 di media) e 1151 quelli subiti (52,3 di media). Nella classifica marcatori torna al comando il borlettiano Romanutti, ma al 5° posto c'è Calebotta con 399 punti (18,1 di media).

Bologna in quell'anno ha già tre club in serie A: il Preti Gira, di Murutsis, Macoratti e Lucev che termina il campionato al 4° posto e il Motomorini di Chalhoub e di Ranuzzi che finisce al 7° posto.

La Virtus campione d'Italia al gran completo: Randi, Verasani, Rizzi, Canna, Gambini, Calebotta, Giarella (massaggiatore), Borghi, Alesini, Carlo Negroni, Tracuzzi (allenatore-giocatore), Battilani. In ginocchio Grossi (massaggiatore). (Foto tratta da Giganti del Basket)

IL GENIO E LA TORRE

Tracuzzi lo scienziato e l’uncino di Calebotta

Tratto da “I Canestri della Sala Borsa” – Marco Tarozzi

 

La Minganti campione d’Italia nella stagione ’55-56 può finalmente sfoderare il suo “trio Galliera”: Nino Calebotta, Achille Canna e Mario Alesini sono inarrestabili e accanto a loro ci sono Carlito Negroni, Battilani, Gambini, Borghi, Rizzi, Randi, il giovane Lamberti e lo stesso Tracuzzi. Non c’è più Gigi Rapini, che dopo una lunga vita in bianconero (210 presenze, ben 1987 punti in campionato), approda sulla sponda del Gira. Il campionato non ha storia: 19 vittorie su 22 incontri e undici punti su un’attonita Borletti.

Ma la grande novità della stagione, mentre si avvicina il momento dell’inaugurazione del Palasport fortemente voluto dal sindaco Giuseppe Dozza, è che Bologna ha di nuovo tre formazioni in Serie A. capitale sempre più riconosciuta della pallacanestro italiana. Accanto a Virtus e Gira è approdata nel paradiso dei canestri la Moto Morini. Vuole restarci il più a lungo possibile e appronta una squadra da corsa. Dalla Virtus arriva Renzo Ranuzzi, una sicurezza, ci sono Dino e Dario Zucchi, Geminiani, Sangirardi, Castaldi, Cozzi, Preti, Marzuoli. Gli stranieri sono l’americano Bough e l’egiziano Chaloub, che ci mette un niente a conquistare i suoi nuovi tifosi. Il Gira perde, dopo una lunga querelle, un simbolo come Bongiovanni. Se ne va anche Mascioni ma da Cantù rientra Carlo Muci e dalla Grecia, precisamente dal Triton, squadra di Atene, arriva l’ala di 180 centimetri Kostantino Moroutsis. Vuole completare gli studi all’Università di Bologna, oltre che continuare la carriera in una squadra italiana di vertice. Gli arancioni partono bene, ma nel derby d’andata con la Virtus rimediano la sberla più forte della loro storia (70-33), che provoca le dimissioni (poi rientrate) del tecnico Garbellini. Ma resta un Gira a corrente alternata, che offre anche alla Moto Morini l’occasione per vincere il suo primo derby (47-43) e a fine stagione agguanterà sì il quarto posto, ma a quindici punti dalla Virtus campione (38 contro 23). I nuovi arrivati della Moto Morini chiudono al settimo posto, a soli due punti da Moroutisis e compagni. È il preludio a tre stagioni importanti (un terzo e due quarti posti), alle quali porterà linfa anche un giocatore del calibro di Paolo Conti, scuola virtussina. La Virtus di Tracuzzi, con il fenomeno-Calebotta (segna addirittura 59 punti in una partita) sembra aver aperto un ciclo, che invece si infrange già nella stagione successiva dopo la volata-scudetto con Milano, che ora si chiama Simmenthal. A quel punto, la Sala Borsa ha già spento le luci e staccato i canestri dal muro. Non si ragiona più di pallacanestro, ma di basket, nell’avveniristico Madison di Piazza Azzarita. Ma le V nere dovranno attendere vent’anni prima di provare anche lì le gioie regalate da quella piccola bomboniera in via Ugo Bassi, e di tornare a festeggiare uno scudetto.

Canna e Calebotta in trasferta nel campo all'aperto di Pesaro

ALESINI-CANNA GRAN CONTROPIEDE

tratto da "Il Mito della V Nera" 1871-1971 di A. Baraldi e R. Lemmi Gigli

 

L'innesto definitivo di Mario Alesini, finalmente regolare a tutti gli effetti, rappresenta il tocco perfezionatore a quel gioiello di squadra, che Tino Mezzetti, il presidente della rinascita, e Vittorio Tracuzzi hanno creato. Tornata ai fasti dello scudetto, la Virtus Minganti domina letteralmente il campo con una superiorità che non ammette repliche. è, in breve, la stagione più felice del basket bolognese nel clamore festoso della Sala Borsa, mentre nella zona dell'ex Ospedale Maggiore, distrutto dai bombardamenti, va ultimandosi la costruzione del Palazzo dello Sport. La rincorsa al titolo si trasforma ben presto in una volata vittoriosa, con la squadra virtussina trasformata in una irresistibile macchina da canestri. Tracuzzi può tranquillamente diradare i propri interventi in campo. Ormai l'automatisno degli schemi e della zona 2-3 è un fatto compiuto, con Gambini che afferma sempre più la sua giovane personalità di play-maker, Calebotta incontenibile sotto tabellone, il contropiede Canna-Alesini che scatta come una molla e trafigge inesorabilmente ogni difesa. In più l'arte consumata di Negroni e quella di Rizzi, cecchino infallibile dalla media distanza. è partito Luciano Zia rimpiazzato da Antonio Randi, proveniente anche lui dall'OARE. E continuano a dar man forte Borghi e Battilani, spalleggiati dai giovani Lamberti, Nardi e Paulucci.

Per il rodaggio di settembre, bastano due facili tornei a Pontedera e Perugia, poi la marcia in campionato conosce rare battute d'arresto: la prima, quasi d'obbligo, a Milano (78-63 per l'orgolgio del Borletti), la seconda nel girone di ritorno in casa della Roma e la terza, fatalmente a Pavia. In compenso saltano sotto i colpi delle V nere i campi di Pesaro (64-59), Varese (72-63), Trieste (60-53), Venezia (60-58), Livorno (79-60) e quello romano della Stella Azzurra (65-61). In casa poi sono margini schiaccianti. Lo stesso Gira, rivale irriducibile (il greco Murutsis ha preso il posto degli americani), viene spazzato via, alla sesta giornata, con un perentorio 70-33 (nel ritorno però gli arancioni, con Rapini nei panni dell'ex, si riscatteranno parzialmente cedendo di misura, dopo gran lotta, per 55-50). Lo stesso Borletti finisce schiantato per 67-48, mentre la partita col Benelli Pesaro (83-56) si risolve nella beneficiata di Nino Calebotta che stabilisce con 59 punti (!) il nuovo record individuale di segnature. Oltre che sul Gira, la legge del derby è imposta anche al Motomorini di Ranuzzi, terza formazione bolognese in lizza (69-59 e 57-45), dopodiché il glorioso decennio in Sala Borsa si chiude con la GInnastica Triestina (78-57) nella partita dell'apoteosi. La Virtus è per la sesta volta campione d'Italia con ben undici lunghezze di vantaggio sul Borletti e un bottino di 1453 così suddiviso tra i suoi magnifici alfieri: Calebotta (soltanto quinto tra i cannonieri) 399, Alesini 306, Canna 255, Gambini 183, Rizzi 157, Negroni 72, Borghi 36, Randi 19, Battilani 13, Tracuzzi 10, Lamberti 2, Paulucci 1. Completano la schiera vittoriosa, Romano Nardi (11 punti nella Nazionale giovanile a Sierre contro la Svizzera) ed Emilio Schiaasi.

Al trionfo in campionato, con relativa parentesi azzurra per Alesini, Canna e Gambini, segue uno strepitoso successo internazionle a Liegi nella Coppa Paul Lentin che ripropone la Virtus Minganti - già vincitrice in dicembre della Stella Rossa di Belgrado per 70-55 - su autentici vertici europei. L'affermazione finale sull'A.Z.S. di Varsavia (65-55) serve inoltre d'aggancio per una tournée in Polonia a metà giugno. Senza Gambini e Alesini, sostituiti con i prestiti di Lucev del Gira e Geminiani del Motomorini (oltre a quello del livornese Andreo già in predicato di trasferirsi a Bologna), la squadra difende validamente le proprio chances al Torneo di Cracovia: costringe l'A.Z.S. al supplementare (59 pari e 67-63 per i polacchi), cede al C.W.K.S. (68-58), ma si rifà l'indomani battendo 78-45 l'agguerrita formazione locale del Wisla. Il significato di questa trasferta va quindi ben oltre la sintesi finale del terzo posto dietro al C.W.K.S. vincitore ed a pari punti con le altre due (2a Wisla, 4a A.Z.S.). Un degno suggello quindi alla cospicua storia cestistica della società. All'attivo della seconda squadra (Curati, Paulucci, Schiassi, Carpani, Verasani, Malucelli, Nardi, Lamberti, Benchimol, Di Federico, Rodici, Valdisserri) un secondo posto nel proprio girone di serie C.

VIRTUS MINGANTI E STELLA AZZURRA VITTORIOSE NELLA PRIMA GIORNATA

Il torneo di Perugia

Stadio - 19/09/1955

 

La disputa della Coppa della Perugina messa in palio nel Torneo Nazionale di Pallacanestro svoltosi  a Perugia, ha richiamato nella palestra "Pascoli" una grande massa di appassionati. Le gare in programma per la serata di sabato sono state quelle che hanno visto di fronte Cus Perugia e Stella Azzurra, seguite da Virtus Minganti di Bologna e Stamura di Ancona. Nel primo incontro il Cus Perugia dopo aver retto benissimo nel primo quarto d'ora alla superiorità avversaria, crollava inesorabilmente, pur avendo sostenuto una veloce e tecnicamente buona partita. L'incontro attesissimo della serata era naturalmente quello che aveva quali interpreti i campioni d'Italia e che si è svolto con l'arbitraggio di Pinto di Roma e Cioffetta di Perugia.

Entrambe le squadre hanno adottato il sistema di difesa ad uomo ed i "virtussini" pur senza troppo impegnarsi hanno messo in luce le loro magnifiche doti di tecnica e di intesa. La Stamura è stata invece inferiore all'aspettativa anche forse per l'evidente divario delle forze in campo. Le finali di questo interessante torneo si sono disputate tardissimo nella serata.

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Virtus Minganti - Stamura: 74-30 (40-15)

Virtus Minganti: Tracuzzi, Negroni, Calebotta (13), Canna (12), Alesini (15), Gambini (17), Borghi (4), Rizzi (7), Randi (6), Benchimol.

Stamura: Zani (19), Polinori (3), Sardi, Giorgi (2), Farisia, Agonati, Rainaldi (4), Canali, Mainardi (2), Luciani.

Arbitri: Pinto di Roma e Cioffetta di Perugia.

 

ALLA VIRTUS MINGANTI IL TORNEO DI PERUGIA

I campioni d'Italia hanno superato in finale la Stella Azzurra per 77-48

Stadio - 20/09/1955

 

I campioni d'Italia erano scesi in campo decisi a superare i fortissimi avversari della Stella Azzurra di Roma e questi, dal canto loro, non hanno certo risparmiato energie per tutta la partita. Dopo un primo tempo alterno, sia pure con leggero predominio della Virtus, durante il quale lo scarto fra le due squadre non aveva mai raggiunto i dieci punti, il secondo tempo poneva il problema della tenuta dei campioni d'Italia, forse meno a punto degli avversari in fatto di fiato e di preparazione atletica, ma l'uscita di Costanzo, vero gladiatore sotto entrambi i cesti, ed inesorabile marcatore di Calebotta dava il via libera ai felsinei che terminavano trionfando con i cambi in campo. Buoni tutti della Stella Azzurra, come si è detto, con Costanzo nettamente su tutti. Dei vincitori, superiori ad ogni elogio Canna, Gambini e Alesini; Calebotta, pur non essendo allenato, è stato spesso pari alla sua fama di pivot della nazionale. Buoni tutti gli altri, tra cui l'allenatore Tracuzzi, sceso in campo a chiarire le idee dei propri uomini.

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Virtus Minganti - Stella Azzurra: 77-48 (35-31)

Virtus Minganti: Tracuzzi (4), Negroni (6), Calebotta (20), Canna (5), Alesini (15), Gambini (15), Borghi (2), Rizzi (10), Randi, Benchimol.


 

 

Alesini migliore in campo nel derby Gira - Virtus 33-70 della sesta giornata

VIRTUS MINGANTI - RIV TORINO: 89-39

Amichevoli precampionato

Stadio - 26/09/1955

 

G.S. RIV Torino: Tonelli (10), Caron, Guazzone (9), Ruffa (2), Beretta, Asselle (4), Venutti, Di Stefano (4), Sempio (5), Viviani (5).

Virtus-Minganti Bologna:Tracuzzi (2), Calebotta (16), Negroni (18), Canna (11), Alesini (22), Borghi (4), Rizzi (2), Randi (1), Gambini (13).

Arbitri: Testa e Ostengo di Torino.

Note: Usciti, nella ripresa, per raggiunti limiti personali Alesini e Borghi. Primo tempo: 45 a 18 per i bolognesi.

 

L'esito del confronto tra i campioni d'Italia e la squadra della RIV, neopromossa in serie A, non poteva destare incertezze pur trattandosi di una gara amichevole. Tutto si riduceva ad una semplice questione di risultato numerico e infatti l'andamento del gioco non ha smentito le previsioni. Di fronte al quintetto bolognese che cominciò a macinare le sue trame schematiche ed efficaci, i torinesi non riuscirono ad organizzare nessuna contromisura. Dopo le prime battute si constatò inoltre che il divario fra le due squadre non si limitava ad una disparità di classe e di stile, ma era aggravato altresì dalle condizioni di preparazione. Già in buona forma e affiatatissimi gli ospiti, a corto di allenamento e sfasati i torinesi.

Nessuno si stupì quindi di vedere la Virtus-Minganti assumere decisamente il comando delle operazioni e accumulare punti sul tabellone. Quando la RIV riuscì ad infilare per la prima volta il canestro, i campioni d'Italia avevano già una dozzina di punti di vantaggio. La gara e le sue vicende non offrirono di conseguenza altro interesse se non quello di vedere all'opera i vari "nazionali" della squadra felsinea che si producevano sovente in azioni potenti e armoniose. Se i grossi calibri della Virtus-Minganti avessero cercato l'esibizione personale la messe dei loro punti sarebbe stata sicuramente più cospicua, ma anche il punteggio registrato è sufficiente a rendere una chiara idea dei valori in campo. Alesini, Calebotta, Negroni hanno dominato il campo non soltanto dall'alto della statura fisica - i primi due - e i loro tiri sono piovuti con inesorabile continuità nel canestro dei torinesi i quali, già svantaggiati sul piano atletico, tecnico e della cognizione, hanno cercato invano di contrastare gli avversari ricorrendo all'impegno e alla foga.

Ma ogni tentativo dei gialli locali prodigatisi senza eccezioni, veniva frustrato dalla precipitazione e dall'orgasmo che rendevano assai imprecisi i loro tiri.

Con maggiore calma e sfruttando i  numerosi tiri piazzati la RIV avrebbe forse potuto aumentare il suo punteggio, ma lo scarto sarebbe probabilmente rimasto invariato, poiché ad ogni folata dei torinesi faceva riscontro una serie di positive discese bolognesi. Tonelli, Guazzone, Di Stefano e Viviani furono comunque gli atleti più redditizi della squadra torinese che tutto sommato non era in grado di fare di più. Dei bolognesi ai tre atleti già menzionati vanno aggiunti per meriti Gambini, Canna, Borghi. Ma si è più nel vero, ponendo sullo stesso metro di valore l'intero complesso.

 

In quegli anni i virtussini Negroni, Canna, Alesini e Calebotta costituiscono l'ossatura della Nazionale,

qui in partenza per una trasferta internazionale. In prima fila Rubini e Romanutti.

CON AUTORITÀ LA VIRTUS-MINGANTI TORNA AL COMANDO

Il risultato del derby bolognese ha modificato ancora la classifica. La Virtus Minganti travolge 70-33 un irriconoscibile Preti-Gira. I campioni d'Italia hanno dato saggio della loro forza ma i loro avversari troppo presto si sono arresi. Alesini miglior uomo in campo

di Roberto Tranquillo Fabbri - Stadio - 14/11/1955

 

Con una vittoria clamorosa, inaspettata e imprevedibile così come la esprime il risultato, la Virtus-Minganti ha fatto suo il quindicesimo derby cestistico petroniano superando il Preti-Gira con ben 37 punti di scarto; un divario che così alto mai le precedenti stracittadine avevano registrato. Inoltre la Virtus-Minganti per la prima volta nei suoi confronti con il Preti-Gira ha superato il traguardo dei 60 punti. Infatti il massimo punteggio che avesse mai conseguito era stato di 54 punti contro i 63 del Gira. Queste le considerazioni legate alla statistica del bilancio che resta nettamente favorevole alla squadra virtussina. La partita meriterebbe, in opposto alla stringatezza dei dati esposti, un intero romanzo. Perché il suo andamento ha colto tutti di sorpresa.

Infatti la Virtus-Minganti era la squadra favorita e che la sua superiorità non potesse essere posta in dubbio era altrettanto opinione incontestabile; ma che la Virtus-Minganti s'imponesse in maniera così netta nemmeno il più ottimista dei tifosi bianconeri proprio poteva azzardare di pensare. Come dunque si è verificato? Per merito della squadra campione prima e per demerito del Preti-Gira poi.

Perché la Virtus-Minganti ha disputato una partita con un'autorevolezza e sicurezza che l'hanno mostrata veramente forte, anzi è il caso di dire fortissima; una prestazione quella dei bianconeri senz'altro la migliore di questo scorcio di campionato che indiscutibilmente ha convinto sul valore della formazione di Tracuzzi. Perché più che alla seconda fase dell'incontro è alla prima che bisogna guardare con particolare attenzione; cioè al periodo in cui il Preti-Gira si è meglio battuto. Dopo, logicamente, quando la squadra arancione si è rassegnata alla sconfitta, tutto è stato facile alla Virtus-Minganti; anche sciupare palloni.

Non deve sorprendere pertanto la vittoria della Virtus-Minganti, della quale diremo poi ancora appresso, quanto invece il comportamento del Preti-Gira. Perché la compagine di Garbellini è mancata proprio nella sua maggiore e più bella prerogativa: la "grinta". Chi ha mai visto giocare nel modo in cui si è verificato ieri il Preti-Gira? Dove l'animosità, favorevolmente intesa come volontà, che in tante e tante occasioni era stata l'arma con la quale gli arancioni avevano vinto numerose belle battaglie? Un Preti-Gira dunque irriconoscibile, del tutto nuovo per quanti sono accorsi in Sala Borsa; una squadra ombra della bella formazione altre volte ammirata ed applaudita; una compagine crollata proprio nel momento in cui era usa a risorgere. Inspiegabile. O meglio giustificabile soltanto se si considera che la Virtus-Minganti vista ieri - e che non è ancora al vertice del suo miglior rendimento - deve essere apparsa ai giocatori del Preti-Gira come un gigante preistorico. Forse ha anche influito il non essere riusciti a "forare" nella "zona" (che sembrava una muraglia cinese) malgrado l'insistenza del primo tempo; può darsi che anche il "fallo" erroneamente attribuito a Macoratti nel primo tempo - ma l'incidente di trascrizione del segnapunti non è stato assolutamente determinante sul risultato - abbia innervosito il pivot girino diminuendone il rendimento. Più esatto sostenere che il Preti-Gira ha sbagliato questa volta l'impostazione della partita.

Un errore registratosi in campo poiché, come ci confermava Garbellini al termine della contesa, ben diversa era la tattica predisposta. Chissà poi perché i giocatori non lo hanno seguito; si sono tutti perduti in inutili palleggi ed in passaggi perditempo anziché far leva  sulla preparazione del tiro piazzato e sul contropiede. Il voler "entrare" a tutti i costi ha sempre messo la Virtus-Minganti nelle condizioni di ancor meglio neutralizzare gli attacchi arancioni, per altro non apparsi nelle condizioni migliori di rendimento.

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Ed eccoci alla Virtus-Minganti. In Sala Borsa, di fronte al suo pubblico, non si era mai esibita in maniera così elogiabile. Abbiamo detto che va considerata sulla scorta di quanto ha fatto nel primo tempo più che nel secondo, ed è vero. Perché appunto nella prima fase la squadra ha mostrato di esserlo già e di poterlo essere maggiormente in futuro. Non ha vinto solo in virtù della sua stature (quella fisica), seppure questa ha il suo peso, bensì per il gioco svolto; perché ieri la Virtus-Minganti ha anche giocato. Non si è limitata a far gioco attorno a Calebotta, ma ne ha posto in vetrina anche un altro quando il pivot-grattacielo era in panchina. È partita senza strafare limitandosi a contenere il gioco degli avversari sfaldando di questi trame ed intenzioni; macinando lentamente il risultato che al riposo era già in suo favore non in larga misura (sette punti) ma in maniera convincente. Ha esibito azioni tecniche di pregevole fattura confermandosi forte in difesa ed in attacco, abile a metà campo, manovriera e strapotente, cosa risaputa, sui rimbalzi. Non ha mai lasciato l'impressione di nutrire apprensioni e gli uomini che Tracuzzi ha via via alternato in campo tutti hanno assolto bene il compito loro affidato. Una squadra potente, senza preziosità ma positiva; un compressore che è difficile fermare e da esso liberarsi. Degna, in altre parole, di fregiarsi dello scudetto di campione d'Italia.

Ieri ha avuto in Alesini il suo uomo migliore: l'ex varesino si va man mano ambientando e ritrovando e la classe che possiede la esprime con molta intelligenza. Merita questa citazione particolare che però non sottovaluta la prestazione dei suoi compagni: dai brillanti Canna e Negroni ai redditizi Gambini e Borghi; all'accorto Calebotta e al positivo Rizzi ed ancora Randi. Ieri è stato Alesini a primeggiare su tutti ma, come dicevamo, quando una squadra gioca come ieri ha fatto la Virtus-Minganti non è facile sostenere che gli altri siano stati inferiori; anzi poiché qualche individualità ha sacrificato il suo "io" alla collettività si deve porre tutti sullo stesso piano di merito in quanto questo va attribuito alla squadra. E la Virtus-Minganti come tale già la si può considerare senza riserve. Adesso, naturalmente, ai campioni s'impone l'obbligo di non mancare agli oneri futuri. Certamente la Virtus-Minganti potrà perdere ma chi la batterà dovrà, almeno in quel giorno, risultare irresistibile in quanto si deve presumere che partite non ne butterà più via.

L'esame dei due complessi e l'analisi dell'incontro nel suo risultato ha fatto passare in seconda linea la fisionomia della partita. È stata bella ed ha interessato sempre, anche quando il Preti-Gira si è lasciato prendere dalle spire del polipo bianconero ed affogare nella sconfitta. Un incontro che si è visto e seguito con interesse dal principio alla fine, una contesa che è stata inoltre ben diretta dai due "Martiradonna" Pinto e Luglini sulle cui decisioni qualche volta vi sono stati dissensi. La loro direzione è stata tuttavia felice. Con la vittoria la Virtus-Minganti passa quindi in archivio anche il quindicesimo derby maggiore del basket bolognese. Gli elogi sono tutti per i campioni d'Italia ma al Preti-Gira per la riabilitazione l'appuntamento è fissato per l'incontro di ritorno.


 

 

VIRTUS MINGANTI - MOTOMORINI 69-59

Anche senza Calebotta e Negroni niente da fare. Sostenuti da Alesini e Rizzi in gran vena, i campioni hanno disputato una giudiziosa partita neutralizzando la felice prova dei rossoneri fra i quali Geminiani e Ranuzzi sono stati i migliori

di Roberto Tranquillo Fabbri - Stadio - 05/12/1955

 

Virtus-Minganti: Gambini (10), Randi, Borghi (5), Alesini (22), Rizzi (21), Canna (11), Nardi, Paulucci, Battilani, Tracuzzi.

Motomorini: Preti, Bough (3), Ranuzzi (14), Geminiani (18), Chalhoub (5), Castaldi (6), Zucchi Dario (5), Cozzi (4), Zucchi Dino (4), Sangirardi.

Arbitri: Fioretti e Follati di Livorno.

Successione punteggio - Primo tempo: 1-0, 2-0, 3-0, 4-0, 4-2, 5-2, 5-4, 6-4, 6-6, 7-6, 7-8, 7-10, 7-12 (sospensione Virtus-Minganti al 9'), 9-12, 10-12, 12-12, 13-12, 13-14, 15-14, 15-16, 16-16, 17-16, 19-16, 19-18, 21-18, 23-18, 24-18, 26-18, 26-20, 28-20, 29-20, 29-22, 31-22, 31-23, 32-23.

Secondo tempo: 34-23, 36-23, 36-25, 36-27 (sospensione Virtus-Minganti al 3'30"), 37-27, 37-29, 37-31, 39-31, 41-31, 42-31, 42-33, 42-35, 43-35, 45-35, 45-37 (sospensione Motomorini al 10'), 47-37, 47-39, 47-41, 49-41, 49-43, 49-44, 51-44, 52-44 (sospensione Motomorini al 15'), 53-44, 53-45, 54-45, 55-45, 55-47, 55-49, 57-49 (sospensione Virtus-Minganti al 17'), 58-49, 59-49, 59-51, 59-53, 61-53, 61-55, 62-55, 64-55, 65-55, 66-55, 68-55 (sospensione Virtus-Minganti al 19'), 69-55, 69-56, 59-57, 69-58, 69-59.

Note: sala affollatissima; in tribuna il Delegato del CONI, ing. Baracchi, e gli infortunati Calebotta e Negroni che per ragioni di... gambe occupavano otto posti. La Virtus-Minganti ha beneficiato di 49 tiri liberi realizzandone 27; la Motomorini su 25 ne ha posti a segno 7. Per raggiunto limite di personali, a due minuti dalla fine, sono usciti Ranuzzi, Geminiani, Zucchi Dino. Non sono entrati in campo Battilani, Tracuzzi e Sangirardi. Primo tempo: 32 a 23. Partita corretta, nessun incidente.

 

Francamente i tifosi della Motomorini, quando dopo le prime battute la loro squadra è passata a condurre, anche per un sol momento il peccato di vanità - che cioè la loro squadra avrebbe sconfitto la Virtus-Minganti - lo hanno commesso. Il solo a non perdere di vista la realtà deve essere stato Fontana che dalla panchina non si è lasciato conquistare da fallaci entusiasmi e nemmeno prendere da scoramenti quando la situazione gli ha voltato le spalle. È chiaro però che erano in molti a ritenere che la Virtus-Minganti, priva delle pedine Calebotta e Negroni, avrebbe accusato il colpo e disunendosi favorito l'avversario. In più si aggiungeva che trattandosi di derby - era infatti quello di ieri il primo confronto di campionato tra le due squadre bolognesi - qualsiasi risultato potevasi registrare. Sul piano teorico queste sono tutte belle considerazioni, su quello pratico non reggono più. Perché una squadra che domina la classifica, una squadra che si fregia dello scudetto e questo vuole conservare, non può assolutamente considerare determinanti della sua forza due assenze; di valore che esse siano. e se un tal dubbio poteva sussistere e se per questo motivo ancora più attesa era la prova, la Virtus-Minganti a tutti ha risposto con molta chiarezza.

Infatti la vittoria della Virtus-Minganti, ieri contrastatale bravamente dalla Motomorini, non è solo frutto di una prestazione maiuscola di Alesini - che il caloroso e lungo applauso con il quale è stato salutato all'uscita di campo veramente si è guadagnato e meritato - o del centratissimo Rizzi; bensì è il risultato di un accorto lavoro compiuto da Tracuzzi nell'intero complesso oggi in grado di affrontare da solo qualsiasi battaglia. Si sono visti così Gambini, Borghi, Canna e Randi completare il gran gioco di Alesini e Rizzi e l'intero quintetto manovrare sempre con tranquillità e sicurezza; senza apprensioni, senza squilibri, senza mai perdere di vista il traguardo del risultato verso il quale però mai una volta hanno dimostrato di aver fretta di raggiungere. E in questa "tenuta" di campo la Virtus-Minganti ieri ha ribadito la sua indiscussa supremazia; è nella sicurezza con la quale ha fronteggiato in ogni momento la Motomorini che va ricercata la conferma della sua completezza. Era una partita difficile quella di ieri, più precisamente insidiosa ma la Virtus-Minganti conservando la freddezza che è propria delle grandi squadre, ha evitato il trabocchetto. Ed ha giocato bene, sviluppando temi di felice concezione, e raramente soggiacendo agli avversari che anche quando erano in fase di reazione positiva sempre apparivano controllati. Dunque una prestazione convincente sancita da altrettanto convincente affermazione frutto, come detto prima, di ottima preparazione alla quale oggi si accoppia l'intelligenza che accortamente dosa le forze e sfrutta le doti fisiche del complesso. Si deve pertanto concludere che la Virtus-Minganti ha già lo standard della squadra completa.

Di fronte a tal formazione alla Motomorini non è dunque bastato esibirsi in maniera lodevole - gran partita quella di Geminiani e Ranuzzi - e sperare su quelle due assenze che i bianconeri lamentavano. Ma quel che conta, nel giudizio sulla squadra di Fontana, è la bontà del gioco realizzato (sulla volontà la squadra del comm. Morini non ha mai lamentato lacune), è la maniera con la quale ha tenuto testa ai più celebrati avversari. Non poteva riuscirle quell'impresa invocata dai suoi sostenitori - ed anche dagli altri - ma poiché la Motomorini non ha nel suo programma le pericolose ambizioni di chi alloggia nei quartieri alti, la sua prova convince e si esprime favorevolmente per quanto concerne il futuro della squadra. Questa ha soltanto bisogno di giocare come ha fatto e saputo fare ieri: senza patemi d'animo, senza il nervosismo altre volte mostrato; deve giocare in scioltezza e sempre sicura di sé. Proprio in questo modo ha tenuto testa alla Virtus-Minganti, si è fatta applaudire, e sempre ha trovato l'estro per scongiurare il pericolo della disfatta; con bella autorità ha risalito spesso la china del passivo senza farsi travolgere ogni qualvolta i campioni premevano sull'acceleratore del distacco per vivere maggiormente tranquilli.

È nelle considerazioni espressa la partita Virtus-Minganti - Motomorini. Il suo andamento non ha avuto colpi di scena ed al riguardo è sufficientemente esplicativo il tabellino della successione del punteggio. Bisognava invece inquadrarla nella prestazione delle due squadre che, per la verità, hanno saputo offrire un buon spettacolo, in qualche momento davvero pregevole tenuto conto che l'incontro è stato sempre combattuto ma con molta correttezza. Il che ha facilitato anche il compito degli arbitri e indotto a perdonare alcune loro decisioni in materia di falli. diciamo una bella partita nella quale ha saputo ben meritare anche la squadra perdente che, forse, per la prima volta non ha accusato il rammarico della sconfitta. Perché quando si perde come ieri è accaduto alla Motomorini il morale non ha motivo di rimanerne scosso.

 

Virtus - Motomorini del 4 dicembre 1955: gli infortunati Calebotta e Carlo Negroni, con la gamba destra immobilizzata osservano la vittoria dei compagni dalla tribuna (foto tratta da Stadio)

VIRTUS MINGANTI - MUGGESANA 79-47

Incontri amichevoli

di Roberto Tranquillo Fabbri - Stadio - 13/12/1955

 

Virtus-Minganti: Tracuzzi, Rissi (3), Schiassi (7), Calebotta (22), Gambini(6), Alesini (10), Canna (31).

Muggesana: Pratus (2), Zaccaria (19), Urlani (2), Zuppin (6), Gori (4), Rondi (9), Pallon (3), Bertocchi (2), Drioli, Bertoni.

Arbitri: Benci e Cenni, di Trieste.

 

Alla presenza di un foltissimo pubblico si è svolta la partita amichevole tra la squadra campione d'Italia della Virtus-Miunganti e la Muggesana, formazione partecipante al campionato di terza serie. L'invito del sodalizio muggesano tendeva a far conoscere a quel pubblico la forte compagine bolognese che non ha naturalmente deluso l'attesa dei presenti.

Dopo un primo tempo incerto in cui i muggesani gettavano nella mischia il meglio delle loro risorse agonistiche contenendo la superiorità degli avversari con un gioco veloce e dinamico, la partita nei secondi venti minuti di gioco dava via libera ai campioni d'Italia che chiudevano così vittoriosamente l'incontro con il punteggio 79-47.

Il primo tempo si era chiuso con il risultato di 29 a 20 a favore della Virtus.

 

VIRTUS MINGANTI - STELLA ROSSA 70-55

l'incontro internazionale di ieri sera in Sala Borsa

di Roberto T. Fabbri - Stadio - 23/12/1955

 

Virtus-Minganti: Negroni (12), Randi, Borghi (8), Nardi, Battilani, Alesini (8), Canna (11), Tracuzzi, Gambini (6), Rizzi (9), Calebotta (16).

Stella Rossa Belgrado: Demsar (1), Andrjassevic (7), Chavic, Nesic, Blaskovic, Kolakovic (2), Ostoic, Pavasovic (7), Jovanovic (14), Churchic (8), Miletic (16).

Arbitri: Mariani e Napoli di Bologna.

Note: già un'ora prima dell'inizio della contesa, la Sala Borsa appariva gremita in ogni ordine di posti; durante tutti i quaranta minuti di gioco il pubblico bolognese ha entusiasticamente accompagnato coi propri applausi lo svolgimento delle trame migliori. Soliti preliminari con scambi di gagliardetti. L'incontro è stato preceduto da una "amichevole" fra i cadetti virtussini e la Montecatini Ferrar: punteggio a favore dei bolognesi 57-48.

 

L'attesa vivissima che da una settimana a questa parte regnava attorno alla partita è stata abbondantemente ripagata dal gioco superlativo dei vari quintetti che si sono alternati in campo. Le formazioni si sono allineate al gran completo. Sono scesi in campo a turno ben diciotto atleti che hanno fatto parte delle formazioni nazionali nei due Paesi. È facile intuire quanto interessante sia stato lo spettacolo ed innumerevoli gli spunti di notevole natura tecnica.

A conferma di una tradizione che vuole la Virtus-Minganti vincitrice sul proprio terreno nei confronti della Stella Rossa di Belgrado, la formazione campione d'Italia ha nettamente vinto l'attesa partita di ieri sera. Il gioco dei bolognesi, particolarmente nella fase centrale del primo tempo, è stato di una levatura veramente eccezionale; tanto che la Stella Rossa, che pure è una formazione di rilievo, è rimasta disorientata ed a tratti, addirittura impotente ad arginare le trame irresistibili dei bianconeri. Popovic, l'indimenticabile "campionissimo" della nazionale jugoslava, ora allenatore della Stella Rossa, è stato costretto ad una ininterrotta serie di cambi, nel tentativo, risultato poi vano di trovare un quintetto che sapesse contrapporsi alla varia ed imprevedibile intelaiatura d'attacco dei campioni d'Italia.

Popovic è stato costretto a cambiare sovente il sistema di gioco, passando dalla zona all'"a uomo" un'enormità di volte.

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La Virtus-Minganti è stata un'autentica dominatrice della situazione: sia come individualità che come complesso. Quanto hanno fatto Negroni, Canna e Borghi non trova riscontro nella formazione jugoslava che ha avuto nel solo Jovanovic un elemento in grado di reggere, sia pur parzialmente, il confronto coi bolognesi. Se nel finale la Virtus-Minganti non avesse rallentato la propria azione, il punteggio avrebbe assunto proporzioni ben più vistose. primo tempo 42 a 21.

 

A MARZO IL SESTO SCUDETTO, L'ULTIMO IN SALA BORSA

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu.it - 18/03/2020

 

Il campionato 1955/56 fu l'ultimo disputato e vinto dalla Virtus in Sala Borsa. Terminò insolitamente presto, il 18 marzo 1956. Il sesto dei quindici titoli vinti dai bianconeri fu l'unico conquistato nel terzo mese dell'anno, anche se in realtà la lotta per il titolo si concluse ben prima. Vincendo nell'ultima giornata a Roma, contro la Stella Azzurra, per 65 a 61 le V nere chiusero il torneo con 19 vittorie e sole tre sconfitte, 38 punti, 11 in più (era ammesso il pareggio) del Borletti Milano e 13 in più del Necchi Pavia. La certezza matematica era arrivata oltre un mese prima, il 12 febbraio 1956, quando, vincendo il derby in casa contro il Gira, 55-50, le V nere diventarono irraggiungibili per le inseguitrici. Era uno dei tanti derby della stagione: infatti, il Gira, nel quale si era trasferito Rapini, cinque scudetti con le V nere, l'ultimo nella stagione precedente, terminò quarto e la Motomorini settima, con tanti campioni già tricolori in maglia Virtus, Ranuzzi e i fratelli Dario e Dino Zucchi. La Virtus si aggiudicò tutte le quattro stracittadine e rimase imbattuta in casa. Le uniche sconfitte le collezionò a Milano, alla quarta giornata, alla quinta di ritorno in trasferta, contro l'A.S. Roma, e due giornate dopo a Pavia. La formazione bianconera era veramente fortissima: i primi tre realizzatori costituivano il famoso trio Galliera, Calebotta fu il migliore con 399 punti, quinto assoluto nella classifica dei realizzatori di quel campionato, Mario Alesini ne mise a segno 306, Achille Canna 255, poi a seguire Germano Gambini con 183 e Franco Rizzi che ne segnò 157; in quella formazione c'erano anche Carlo Negroni, il capitano, al suo quinto tricolore, Umberto Borghi, Giuliano Battilani, Renzo Randi, proveniente dall'OARE, altra squadra cittadina che era stata nella massima serie qualche anno prima, e Vittorio Tracuzzi, nel suo doppio ruolo di allenatore e giocatore. Qualche presenza la misero insieme anche Lamberti, Paulucci, Nardi e Schiassi. Calebotta stabilì un record ancora imbattuto: il 15 gennaio 1956, nella vittoria contro Pesaro per 83 a 56, mise a segno 59 punti, miglior punteggio individuale in una gara ufficiale della Virtus. L'ultima gara delle V nere in Sala Borsa si svolse sette giorni prima di quel 18 marzo: gli uomini di Tracuzzi travolsero la Ginnastica Triestina per 78-57. Dalla stagione successiva iniziò l'epoca del Palasport di Piazza Azzarita, costruito nella zona dell'ex Ospedale Maggiore, distrutto dai bombardamenti. Per un nuovo tricolore bisognerà, però, attendere vent'anni.

Calebbotta, Canna e Gambini (foto reperita da Michele Pasti e fornita da Gloria Masi)

GIRA - VIRTUS DA RECORD: PIÙ 37 PER LE V NERE 65 ANNI FA

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 13/11/2020

 

13 novembre 1955. I campioni d'Italia della Virtus affrontano il derby contro il Gira. Dirette dagli arbitri Pinto di Roma e Luglini di Monfalcone le due squadre scendono sul campo della Sala Borsa, giunta alla sua ultima stagione d'impianto di casa delle squadre bolognesi. Giocano in trasferta i campioni in carica, ma in un derby ha importanza relativa. Nel primo tempo le V nere conducono ma il Gira regge: all'intervallo 28 a 21 per i bianconeri. Nel secondo tempo il crollo del Gira: in pochi minuti la Virtus raddoppia il vantaggio con un parziale di 10 a 3 e si porta sul 38 a 24. A questo punto la squadra allenata da Garbellini cede nettamente e le V nere scappano letteralmente via, chiudendo vittoriose per 70 a 33. Canna e Calebotta con 14 punti, Rizzi e Alesini con 12 i migliori dei bianconeri, mentre per gli sconfitti dieci punti a testa per Lucev e Rapini, rispettivamente futuro e passato della Virtus pallacanestro. Quei trentasette punti di scarto inflitti dagli uomini di Tracuzzi agli avversari rappresentano il massimo distacco dei derby tra Virtus e Gira. Solo in tre occasioni si sono registrati differenze di punteggio uguali o maggiori nei derby disputati dalla Virtus, sempre in favore dei bianconeri: il 23 dicembre 2000 Virtus - Fortitudo si concluse 99-62 (+37); il 16 settembre 1993, in Coppa Italia i bianconeri sconfissero i biancoblù 101-60 (+41); il 18 ottobre 1959 il S. Agostino fu battuto dalle V nere 47-91 (+44) e quest'ultima gara costituisce il record per quanto riguarda il divario tra le squadre nelle stracittadine giocate dalla Virtus.

Ecco il tabellino del 13 novembre 1955:

Gira Preti Bologna - Lucev 10, Rapini 10, Di Cera 2, Sanguettoli, Pizzi, Movroutsis 8, Macoratti, Paoletti 3, Flutti, Selvatici.

Virtus Minganti Bologna - Alesini 12, Battilani, Borghi 2, Calebotta 14, Canna 14, Gambini 6, Carlo Negroni 8, Randi 2, Rizzi 12, Tracuzzi.

BURRO GIGLIO REGGIO EMILIA - VIRTUS MINGANTI 46-69

Stadio - 05/01/1956

 

Burro Giglio Reggio Emilia: Feriani (4), Ruozi, Barilli (12), Fontanesi (11), Ruggeri, Fornaciari, Del Nevo (7), Attolini (4), Jelli (7), Casini (1).

Virtus-Minganti: Tracuzzi, Randi, Battilani (6), Alesini (22), Canna (8), Negroni (6), Gambini (2), Rizzi (14), Calebotta (8), Borghi (3).

Arbitri: Reverberi e Pattacini di Reggio Emilia.

 

Brillante prestazione della Virtus-Minganti, campione d'Italia, nella prima parte nella quale i reggiani sono parsi ipnotizzati dalla troppo evidente superiorità e facilità di manovra dei bolognesi. Il punteggio di 30-9 a favore degli ospiti dispensa da ogni commento. Nella ripresa i "gigliati" si sono rinfrancati e il gioco ha assunto un tono più equilibrato, anche perché i virtussini non hanno spinto al massimo delle loro possibilità. Ammirevole comunque la loro sicurezza e la semplicità del loro gioco.

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I CESTISTI DELLE SQUADRE BOLOGNESI IN UN INTERESSANTE TORNEO

Lunedì 9 in Sala Borsa

Stadio - 05/01/1956

 

Il giornale L'Avvenire d'Italia indice ed organizza, in collaborazione con le Società Virtus-Minganti, Preti Gira e Motomorini, un torneo denominato " L'Avvenire d'Italia" per squadre di pallacanestro da disputarsi alla Sala Borsa nella serata di lunedì 9 gennaio 1956 alle ore 20,30.

Le squadre, in numero di tre, saranno formate da sette elementi ciascuna e si incontreranno in un girone formula all'italiana (solo andata). Ogni partita consiste in un tempo di 20 minuti con recuperi. In caso di parità verranno disputati tempi supplementari di 5 minuti. Intervallo tra una partita e l'altra di 15 minuti. Gli ultimi 3 minuti di ogni incontro saranno considerati a tutti gli effetti come i 3 minuti finali di una normale partita. Il terzo fallo personale è squalificante. Ogni squadra avrà la facoltà di chiedere due sospensioni per partita.

Le tre squadre assumeranno le denominazione dei quotidiani cittadini Avvenire d'Italia, Resto del Carlino e Stadio direttamente sul campo mediante sorteggio prima dell'inizio del Torneo.

Il punteggio agli effetti della classifica sarà il seguente: squadra vincente punti 10; squadra perdente punti 20. A questi andranno aggiunti i canestri subiti. Vincerà pertanto la squadra che avrà totalizzato il minor punteggio complessivo. Eventuali reclami dovranno essere presentati alla Commissione tecnica in campo entro i 10 minuti dal termine dell'incontro, accompagnati dalla tassa di L. 10.000. La Commissione tecnica verrà formata a cura del Comitato provinciale F.I.P.. Per quanto non contemplato nel presente regolamento, vige il regolamento tecnico della F.I.P.

Le squadre che, come detto, riceveranno l'esatta denominazione per sorteggio poco prima dell'inizio del Torneo saranno le seguenti:

Squadra A: Calebotta (Virtus), Paoletti (Gira), Rizzi (Virtus), Lucev (Gira), Chalhoub (Motomorini), Preti (Motomorini), Muci (Gira). All. Lucev.

Squadra B: Macoratti (Gira), Alesini (Virtus), Gambini (Virtus), Ranuzzi (Motomorini), Di Cera (Gira), Negroni (Virtus), Cozzi (Motomorini). All. Fontana.

Squadra C: Borghi (Virtus), Rapini (Gira), Canna (Virtus), Mouroutsis (Gira), Castaldi (Motomorini), Zucchi Dino (Motomorini), Geminiani (Motomorini). All. Tracuzzi.


 

 

FAVOREVOLMENTE ACCOLTO IL TORNEO DELL'"AVVENIRE"

Serata benefica in Sala Borsa

Stadio - 10/01/1956

 

La serata cestistica organizzata dal quotidiano bolognese "L'Avvenire d'Italia" ha riscosso in Sala Borsa buon successo. Alla manifestazione, che aveva caratteristiche benefiche, essendo stato devoluto il provento degli incassi a favore delle chiese periferiche, ha presenziato un pubblico abbastanza numeroso che si è interessato allo svolgimento delle varie partite. Come noto, i giocatori delle tre maggiori società bolognesi si sono schierati in formazioni inedite, assumendo come nomi di squadra, quelli dei quotidiani petroniani: il Resto del Carlino, l'Avvenire d'Italia e Stadio. Allenatori, giocatori ed arbitri hanno unanimemente aderito contribuendo tutti in egual misura alla riuscita della serata. Le squadre si sono allineate cosi:

Stadio: Macoratti, Alesini, Gambini, Ranuzzi, Di Cera, Negroni e Cozzi. Allenatore: Fontana.

Il Resto del Carlino: Rapini, Canna, Mouroutsis, Geminiani, Castaldi, Borghi e Zucchi Dino. Allenatore: Tracuzzi.

L'Avvenire d'Italia: Calebotta, Paoletti, Rizzi, Lucev, Chalohoub, Preti e Muci. Allenatore: Lucev.

Il torneo è stato vinto da quest'ultima formazione che ha superato favorevolmente entrambi gli incontri. Ecco infatti i risultati:

Avvenire-Stadio 31-12; Avvenire-Carlino 31-20; Stadio-Carlino 47-28. La classifica finale, seguendo le particolari modalità predisposte dal regolamento è la seguente: L'Avvenire d'Italia p. 52; Stadio 89; Il Resto del Carlino 118. Hanno arbitrato Lodoli, Mapoli, Saltarelli, Ugolini e Zaniboni. Al termine della serata gli atleti partecipanti al torneo sono stati premiati da S. Em. il Card. Lercaro, che ha vivamente dimostrato di interessarsi al gioco della pallacanestro.

 

REYER - VIRTUS MINGANTI: 58-60

Tumultuosa partita a Venezia e stentata vittoria dei campioni. Nella squadra bolognese - privata di Calebotta, Negroni, Gambini e Borghi - ha giocato anche Tracuzzi

Stadio - 09/01/1955

 

Reyer Venezia: Sardagna (12), Borsoi (14), Geroli, Klein (1), Rossi P. (5), Donega (2), Dario (4), Dalla Chiara (7), Toso V., Mauch (13).

Virtus-Minganti Bologna: Randi, Borghi, Battilani (1), Alesini (21), Canna (11), Negroni (1), Tracuzzi (8), Rizzi (2), Calebotta (13), Gambini (3).

Arbitri: Caracoi e Orlandini di Trieste.

Note: La Reyer ha usufruito di 52 tiri liberi realizzandone 26; la Virtus-Minganti su 34 ne ha posti a segno 18. Sono usciti per raggiunto limite di personali: al 5' della ripresa Calebotta, al 7' Negroni, all'11' Gambini, al 13' Borghi, al 15' Geroli, al 16' Rossi e a tre secondi dalla fine Mauch. Dalla Chiara è stato espulso al 19' per proteste. Primo tempo 28-21 in favore della Virtus-Minganti. Alla fine della partita si sono avuti dei tumulti, protagonisti sostenitori bolognesi e veneziani; è intervenuta prontamente la polizia, calmando gli animi. La Reyer ha preannunciato reclamo.

La partita non è stata delle più regolari: al 18'30" di gioco il cronometrista preso anche lui dall'orgasmo come le due squadre e gli arbitri fermava il cronometro per sbaglio poi rimetteva in moto l'orologio fischiando il termine a mezzo secondo dalla fine. Infatti alla chiusura la Reyer protestava e l'arbitro Caracoi credeva di riscontrare una differenza di trenta secondi sul tempo esatto. Il gioco, con il punteggio di 60-58 per la Virtus-Minganti, riprendeva; la Reyer s'impossessava del pallone ma non aveva il tempo di tirare in canestro.

 

La partita è stata molto brutta, fallosa ma soprattutto è stata rovinata dall'arbitraggio, un arbitraggio approssimativo e non all'altezza della situazione. Da aggiungere che dei sette giocatori usciti per raggiunto limite di "personali" non si può dire che tutti quanti abbiano commesso effettivamente i sacramentali cinque falli.

La Virtus-Minganti ha fortemente deluso. Dalla squadra campione d'Italia molto di più ci si attendeva: ha cominciato abbastanza bene e con palese autorità promettendo di fare ancora meglio; invece quando si è trovata in vantaggio (fino a 14 punti) ha palesato una chiara preoccupazione per il risultato che, a nostro parere, troppo presto ha difeso con una tattica ostruzionistica. La Reyer naturalmente di fronte alla barriera di tanti uomini lunghi e di braccia sempre protese come tentacoli non poteva compiere miracoli; tuttavia sfruttando le incertezze dei bolognesi riusciva a raccorciare le distanze terminando il primo tempo in svantaggio 28 a 21. Evidente la superiorità tecnica, oltre quella fisica, della Virtus-Minganti, una superiorità però non abilmente sfruttata. Perché la squadra dei campioni avrebbe potuto imporsi con netto scarto anziché con il discutibile ed esiguo margine di due punti, un risultato che la Reyer, a termine partita, ha contestato preannunciando reclamo per errore tecnico.

Primo tempo, a d ogni modo, passabile ma ripresa pessima. La barriera costruita dalla Virtus-Minganti in difesa del proprio canestro ha impedito un qualsiasi respiro al gioco nel quale assai raramente ha fatto capolino la manovra. Malgrado questo la Reyer riusciva a portarsi sotto e al 10' era ad un sol punto: 35-34; le speranze dei veneziani però duravano poco poiché la Virtus-Minganti con azzeccati contropiedi affidati al bravo Alesini ed a Canna, si riportava nettamente in vantaggio: 49-38. Mancavano cinque minuti alla fine e la partita sembrava quindi definitivamente decisa. In campo era entrato anche Tracuzzi, la cui squadra era stata mutilata dalle uscite di Calebotta, Negroni e Gambini, e se l'allenatore riusciva a compiere cose buone pure si faceva "beccare" per alcuni falli grossolani, specie quello compiuto su Borsoi. Tenace era la reazione dei veneti e positiva la loro rimonta, favorita dal gioco disordinato dei bolognesi, per cui a sei secondi dal termine la Reyer era nuovamente a un punto (59-58) dalla Virtus-Minganti. Due tiri guadagnava Sardagna: primo fallito, secondo bloccato all'attaccatura del canestro. Palla rimessa a due e guadagnata dalla Virtus-Minganti; due tiri in favore di Tracuzzi ed uno realizzato: 60-58. Ancora qualche battuta poi la fine. Proteste della Reyer per il "tempo", ripresa dell'incontro ma il risultato non cambia.

 

 

LA C.T.F. HA RESPINTO IL RECLAMO DELLA REYER

Stadio - 31/01/1956

 

Nella sua ultima riunione di sabato scorso la Commissione Tecnica Federale ha esaminato una serie di reclami presentati dalle squadre. A proposito del reclamo della Reyer relativo all'incontro con la Virtus dell'8 gennaio, la C.T.F., ritenuto dagli atti e a seguito delle indagine esperite, che a due secondi dalla fine della partita il cronometrista azionò casualmente il segnale acustico che non fu avvertito dagli arbitri per cui il gioco continuò e che il cronometrista stesso lasciò in moto il cronografo che successivamente fermò dando a due decimi di secondo dal termine un nuovo segnale di fine partita, questa volta raccolto dagli arbitri e che infine gli arbitri stessi accertato tale anticipo arresto del gioco fecero giocare le restanti frazioni di tempo per cui la gara si svolse col tempo regolamentare, ha omologato la gara respingendo di conseguenza il reclamo della Reyer.

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"CIACOLE" POSTUME SU REYER - VIRTUS MINGANTI

Stadio - 10/01/1956

 

Lo spettacolo (cestistico) di domenica alla palestra della Misericordia non è stato dei più brillanti. La Virtus-Minganti, squadra che ha sette punti di vantaggio sulla seconda classificata  del campionato, ha perso troppo presto la calma, non ha avuto fiducia sulle sue possibilità, che pure dovrebbero essere considerevoli. E così ha deluso. Quella di domenica era una partita che la Virtus-Minganti avrebbe potuto vincere per dieci - quindici punti di scarto. Così come la Reyer, di contro, avrebbe potuto vincere pure essa. Nella ripresa ha avuto più di un'occasione per prendere e superare una Virtus-Minganti che stava perdendo gli uomini migliori e che da tempo stava perdendo del tutto la testa. Nella squadra reyerina sarebbe stato necessario un uomo qualunque con il temperamento e la volontà del regista.

Gli arbitri sono stati i protagonisti di Reyer - Virtus Minganti. Criticare un direttore di gara è facile e più volte il pubblico esagera. Arbitrare è difficile, specialmente nella pallacanestro. Ma per Orlandini e Caracoi, di Trieste, non c'è forse alcuna scappatoia. Forse preoccupati di venir sospettati di danneggiare la Reyer (impegnata nella lotta per la salvezza con la Triestina) hanno fatto troppo i pignoli con la squadra campione d'Italia; successivamente risultava danneggiata la Reyer, e gli arbitri, un brutto momento, finirono per naufragare in un mare di incongruenze.

Poi c'è stato il guaio del cronometrista. Questi, pure lui di Trieste, ha dichiarato di aver segnalato, per errore (un gomito gli è scivolato sul pulsante del campanello del tavolo) la fine della partita due secondi e un quinto prima dello scadere. Dopo il "personale" di Tracuzzi, la Reyer faceva la rimessa da fondo campo, la palla perveniva a Dario che si dirigeva verso canestro: squillava il campanello e Dario mollava la palla. Nane Penso si accorgeva del fatto e il cronometrista ammetteva all'arbitro Caracoi di aver fermato il cronometro due secondi dopo il segnale. Per considerare esaurito il tempo mancava ancora un decimo di secondo. E Caracoi faceva riprendere il gioco per questo soffio.

Ma la Reyer sostiene - e ha motivato così il suo reclamo - che il giuoco è stato interrotto dal segnale del cronometrista due secondi e un quinto prima del termine e che in questo tempo Dario avrebbe potuto anche segnare o subire un fallo.

 

VIRTUS MINGANTI - BENELLI: 83-56

A risultato acquisito i bolognesi hanno giocato solo per favorire l'impresa del loro pivot-grattacielo - Ottima esibizione del pesarese Paolini il più ammirato dopo il "due metri "Tony"

di Roberto Tranquillo Fabbri - Stadio - 16/01/1956

 

Virtus-Minganti: Gambini (1), Randi (1), Alesini (11), Calebotta (59), Rizzi (5), Negroni, Canna (6), Battilani, Tracuzzi, Borghi.

Benelli Pesaro: Bontempi (9), Fronzoni (2), Rivalta (1), Di Giacomo (10), Paolini (18), Marchionetti (4), Antonini (5), Carloni (3), Olivieri (4), Bertini.

Arbitri: Sussi e Fabbri di Livorno.

 

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0, 2-2, 2-3, 4-3, 5-3, 7-3, 7-5, 9-5, 9-7, 11-7, 11-8, 11-10, 11-11. 13-11, 15-11, 15-12, 15-13, 16-13, 16-15, 17-15, 18-15, 18-17, 20-17, 21-17, 23-17, 23-19, 23-21 (sospensione Virtus Minganti al 13'), 25-21, 26-21, 28-21, 30-21, 31-21, 33-21, 35-21, 35-23, 35-24, 35-26, 36-26.

Secondo tempo: 38-26, 39-26, 40-26, 42-26 (sospensione Benelli al 2'30"), 44-26, 45-26, 46-26, 46-28, 47-28, 48-28, 50-28, 52-28, 52-30, 54-30 (sospensione Virtus Minganti all'8'), 56-30, 57-30, 59-30, 61-30, 63-30, 63-32, 63-34, 65-34, 66-34, 66-35, 66-36 (sospensione Benelli al 13'), 67-36, 67-38, 67-40, 67-42, 68-42, 68-44, 70-44 (sospensione Benelli al 15'), 70-45, 72-45, 72-46, 72-47, 73-47, 73-48, 75-48 (sospensione Benelli al 17'), 75-49, 77-49, 79-49, 79-50, 81-50, 81-51, 81-52, 83-52, 83-53, 83-54, 83-55, 83-56.

 

Note - Il giocatore Calebotta realizzando 59 punti ha stabilito il nuovo primato delle realizzazioni in campionato; il record precedente era detenuto dall'americano Germain con 53 punti. Il Benelli lamentava l'assenza di Riminucci, infortunato. La Virtus-Minganti ha beneficiato di 40 tiri liberi realizzandone 19; il Benelli su 43 ne ha posti a segno 20. Primo tempo 36 a 26. Non sono entrati in campo Borghi e Bertini. Pubblico numeroso, nessun incidente. Per aver raggiunto limite di personali sono usciti, nella ripresa: Marchionetti, Bontempi, Fronzoni e Alesini.

 

Gran bel primo tempo, soprattutto per la vitalità messa in mostra dal Benelli, poi una ripresa tutta imperniata sul gioco della Virtus- Minganti unicamente proteso a favorire le realizzazioni di Calebotta che Tracuzzi, dopo il riposo, aveva deciso di portare al limite record. Per questo sul piano tecnico la partita ha perduto quasi interamente del suo interesse per vivere soltanto dell'impresa di Calebotta. Diciamo subito che il fatto ha sollevato qualche dissenso: a noi non sembra sia davvero il caso di scandalizzarsi. Dopo tutto la Virtus-Minganti è indiscutibile che avrebbe vinto, e forse anche con risultato più vistoso, e tanto vale allora che a risultato scontato sia stato fatto qualcosa di nuovo. Il primato di Calebotta non costituisce, se si vuole sottilizzare, un'impresa da far esporre le bandiere come fosse una festa nazionale; poiché però il capofila di questo record era Germain - bravissimo e simpatico atleta - rientrato negli Stati Uniti, meglio dunque che sia un italiano la vedette di questo simbolico record. E veniamo alla partita.

Il Benelli presentandosi privo dell'infortunato Riminucci, questa volta per un grave colpo ricevuto al naso, non poteva accampare maggiori pretese di quanto non ne abbia espresse in campo con il suo gioco e la sua volontà. Sostenere che presente il "biondo" le cose sarebbero andate diversamente è tesi molto aleatoria: lo diciamo soltanto per quei tifosi pesaresi accorsi in Sala Borsa. Elogiabile la passione con la quale sostengono i "ragazzini" di Fava, ma i miracoli, si convincano, non li possono fare. La Virtus-Minganti, anche se in questo periodo non è nel suo momento migliore, è più forte, sempre, del Benelli. Fava questo lo sa e per tal motivo si è preoccupato di ottenere dalla sua squadra il miglior gioco; e nel primo tempo non si può certo dire che non vi sia riuscito. La musica è cambiata nella ripresa quando i pesaresi hanno cercato - non potendo modificare il già delineato risultato - di impedire la realizzazione-record di Calebotta. E per riuscire nel loro intento hanno "guardato" il pivot-grattacielo come meglio loro riusciva.

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Il comportamento della Virtus- Minganti non è privo di pecche ma non si può decisamente criticare nel senso di deplorare che di più e meglio non abbia fatto. Il solo rimprovero lo merita Tracuzzi anche se sceso in campo per favorire l'imbeccamento di Calebotta; di Tracuzzi non piacciono gli inutili falli e "Vittorio-nostro" occorre si renda conto che non è da lui commetterne. Sui giocatori puntualizzato quale era il tema della squadra un giudizio è oggi inappropriato: tutti hanno lavorato per Calebotta e questo sacrificio del proprio "io" merita riconoscimento ed elogio. Non è di tutti i giorni trovare in una squadra atleti che rinunciano anche alla piccola soddisfazione di un applauso sullo slancio di un canestro realizzato. E ieri non poche volte sotto canestro i virtussini non hanno effettuato il tiro per "cercare" Calebotta. Prendiamola dunque così questa partita in attesa che i campioni d'Italia alla prossima esibizione ci regalino una vera esibizione.

 

22/01/1956 Cama Livorno - Virtus: Canna ostacola Parducci, Alesini (di spalle) e Gambini osservano

CAMA LIVORNO  - VIRTUS MINGANTI: 60-79           

Applauditi i campioni che hanno dato spettacolo. I labronici non sono mai riusciti ad impegnare i bolognesi protagonisti della più bella partita vista alla "Misericordia"

Stadio - 23/01/1956

 

Cama Livorno: Parducci (11), Bombardini (2), Nesti (8), Lancella, Posar (26), Bockrath (9), Nieri, Boring, Sarti (4), Fontana.

Virtus-Minganti Bologna: Randi, Borghi (2), Battilani, Alesini (14), Canna (18), Negroni, Tracuzzi, Gambini (8), Rizzi (9), Calebotta (28).

Arbitri: Bossi e Cicoria di Milano.

Successione punteggio - Primo tempo: 0-2, 0-4, 0-6, 2-6, 3-6, 5-6, 5-8, 5-10, 6-10, 7-10, 7-12, 7-13, 7-14, 9-14, 9-16 (sospensione Livorno all'8'), 9-18, 11-18, 11-20, 13-20, 14-20, 14-22 (sospensione Virtus-Minganti all'11'), 14-23, 14-25, 16-25, 18-25, 18-27, 18-28, 18-29 (sospensione Livorno al 14'), 19-29, 20-29, 20-31, 21-31, 23-31, 25-31, 27-31, 27-33, 27-34, 27-35.

Secondo tempo: 27-37, 27-39, 27-41 (sospensione Livorno al 2'), 27-43, 27-45, 29-45, 39-47, 30-47, 30-49, 31-49, 32-49, 32-51, 32-53, 34-53, 34-54, 34-56, 34-58, 36-58 (sospensione Livorno al 9'), 37-58, 37-60, 37-61, 39-61, 39-63, 39-64, 39-66, 39-68, 39-70, 40-70, 41-70, 42-70, 43-70, 45-70, 47-70, 49-70, 51-70 (sospensione Virtus Minganti al 17'), 53-70, 55-70, 56-70, 56-71, 56-73, 56-75, 56-77, 58.77, 58-79, 60-79.

Note - Tribune completissime con incasso record (circa 1300 presenti). Il Cama Livorno ha beneficiato di 30 tiri liberi realizzandone 16; la Virtus Minganti su 19 ne ha posti a segno 11. Nessun giocatore espulso per raggiunto limite di falli. Non sono entrati in campo Randi e Tracuzzi per i bolognesi, Lancella e Boring per i labronici. Il primo tempo si era concluso 35 a 27 in favore della Virtus-Minganti.

 

Facile e tranquilla vittoria della Virtus-Minganti di fronte ai ragazzi labronici che hanno bravamente resistito ai continui attacchi degli uomini di Tracuzzi solo nella prima parte della gara, sbandando poi paurosamente all'inizio della ripresa; cosicché inutile è stato il serrate dei padroni di casa che, approfittando di un leggero ribasso dei bolognesi hanno trovato più volte l'inesauribile Posar sulla via del canestro. Da un punto di vista tecnico la partita è stata assai bella, e quasi mai si è trascinata monotona, se non nei primi minuti della ripresa quando appunto le speranze dei livornesi sono andate inesorabilmente a mare e si è assistito ad un monologo dei bianconeri campioni. I livornesi, dopo aver iniziato difendendosi con una zona abbastanza chiusa (Gambini si è sbizzarrito a centrare da media distanza), con Bockrath e Parducci sempre pronti a controllare ed a chiudere  il pericolo Calebotta, sono passati a uomo. I frutti non sono mancati e nei rimbalzi difensivi, nonostante l'handicap della statura, i livornesi si facevano luce mentre in fase d'attacco Posar e Bockrath trovavano la via del canestro.

Nella ripresa il Livorno è ritornato a difendersia zona, ma Calebotta sotto canestro e Rizzi con tiri piazzati centravano in continuazione; i padroni di casa perdevano la grinta dei primi venti minuti calando sensibilmente il ritmo. I bianconeri non perdevano occasione per interporre tra loro e gli avversari un margine di vantaggio che ha toccato la punta massima di ben 31 punti. I labronici trovavano però la forza di risollevarsi dal torpore, e con caparbia volontà si gettavano di nuovo nella lotta riuscendo, se non altro, a portare lo svantaggio in limiti più ragionevoli. Concludendo, la Virtus-Minganti ha giocato una bella partita con Canna veramente superlativo e senza dubbio il migliore in campo, seguito da Gambini e Alesini. Il Livorno non ha giocato male, ed anzi nel primo tempo ha giostrato da pari a pari con l'avversario. Tutti i biancocelesti hanno gettato nella lotta il loro giovanile entusiasmo: su tutti si è elevato il citato Posar unitamente a Nesti. Bossi e Cicoria hanno diretto con precisione.

 

29 gennaio 1956: uncino di Calebotta nel successo contro il Borletti

VIRTUS MINGANTI - PRETI GIRA: 55-50

La più attesa partita del campionato di pallacanestro. I bianconeri si sono virtualmente assicurato lo scudetto anche per il 1956

di Roberto Tranquillo Fabbri - Stadio - 13/02/1956

 

Virtus-Minganti: Gambini (7), Negroni (4), Rizzi (2), Calebotta (14), Canna (15), Alesini (13), Borghi, Randi, Battilani, Tracuzzi.

Preti-Gira: Di Cera (6), Rapini (9), Mouroutsis (11), Macoratti (12), Lucev (12), Paoletti, Muci, Sanguettoli, Pizzi, Flutti.

Arbitri: Chimenti e Sussi di Livorno.

Successione punteggio - Primo tempo: 2-0. 2-1, 2-2, 2-3, 2-4, 4-4, 6-4, 6-5, 6-7 (sospensione Virtus-Minganti al 7'), 8-7, 8-8, 10-8, 10-9. 12-9, 12-11, 12-13, 13-13, 14-13, 14-15, 14-17, 14-19, 14-21, 16-21, 18-21.

Secondo temo: 19-21, 21-21 (sospensione Preti-Gira al 4'), 23-23, 23-25, 25-25, 27-25, 27-27, 27-29, 29-29, 29-30, 31-30, 33-30, 35-30, 35-32, 35-34, 37-34, 37-36, 37-38 (sospensione Virtus-Minganti al 13'), 38-40, 39-40, 41-40, 43-40, 44-40, 44-42, 46-42 (sospensione Virtus-Minganti al 16'45"), 48-42 (sospensione Preti-Gira al 17'10"), 48-43, 48-44, 48-46, 50-46, 51-46, 52-46, 53-46, 53-48 (sospensione Virtus-Minganti al 19'07"), 53-50, 55-50.

Note - Numeroso, anche se non da "esaurito, il pubblico intervenuto. Qualche chiazza, in zona di lunetta, dovuta allo sgocciolare della neve disgelantesi sulla cupola della Sala Borsa, per cui nel corso dell'incontro ogni sospensione è stata utilizzata per asciugare i punti bagnati. Nessun incidente. Un solo giocatore è uscito per raggiunto limite di personali. Di Cera al 18'30" della ripresa. Non sono entrati in campo Randi, Battilani e Tracuzzi, Muci, Sanguettoli, Pizzi e Flutti. La Virtus-Minganti ha beneficiato di 19 tiri liberi realizzandone 9; il Preti-Gira su 19 ne ha posti a segno 10.

 

Con la vittoria della Virtus-Minganti si è concluso il sedicesimo confronto con il Preti-Gira. E con questo successo la squadra di Tracuzzi si è già matematicamente riconfermata campione d'Italia che gli undici punti di vantaggio con i quali la Virtus-Minganti domina il gruppo delle squadre aspiranti al secondo posto costituiscono un margine materialmente impossibile a coprirsi. Anche se i campioni dovessero perdere tutti i cinque incontri che ancora restano da disputare alla conclusione del torneo. Visto sotto questo aspetto il gran derby petroniano, con il suo risultato, impone un doveroso riconoscimento di merito alla Virtus-Minganti cui l'anticipato elogio non è in questa circostanza fuori luogo. E giacché parliamo della Virtus-Minganti, prima di intrattenerci sulla partita, una notizia: con quella di ieri Vittorio Tracuzzi ha posto termine alla sua attività di giocatore. Dalla prossima giornata il siculo-roman-varesino-bolognese non lo vedremo più in panchina con la tuta bianconera degli atleti; vi sarà in abito borghese, forse con maggior sussiego, soltanto nella sua esclusiva funzione di allenatore. Tracuzzi si "siede" nel momento che la sua squadra non ha più bisogno di lui in campo ma logico è che società, giocatori e tifosi bianconeri non dimentichino il largo contributo che ha dato per l'affermazione dei colori difesi. Il "bravo" glielo dirà, e dimostrerà, certamente la società; tuttavia anche noi desideriamo oggi pubblicamente ripeterglielo, noi che in più di un'occasione abbiamo acerbamente criticato certi suoi errori.

Ed ora parliamo della partita, di questo sedicesimo derby il cui risultato se non consente riserve sulla sua legittimità e regolarità pure ha ugualmente fornito, a fine partita, lo spunto a comprensibili discussioni. La ragione principale va ricercata nel particolare che il Preti-Gira ha, questa volta, tenuto bravamente testa ai campioni ed in più riprese li ha posti in difficoltà; non solo. Perché infatti il Preti-Gira è anche riuscito a sfiorare l'affermazione. Meritava la squadra arancione di vincere? Per la grande prestazione di Rapini - il che conferma che degli "ex" occorre sempre diffidare - attorno al quale tutta la squadra ha ruotato e bravamente giocato, sì meritava di vincere. Ma sul piatto della bilancia di questa nostra opinione occorre porre la prova non eccezionale della Virtus-Minganti, squadra che troppo spesso ha balbettato nel recitare la sua parte. E di fronte ad una prestazione non rilevante dei bianconeri l'ottima prova del Preti-Gira è logico assurga a proporzioni quasi gigantesche. È bene però considerare che quanto è avvenuto era indiscutibilmente nei piani tattici; del Preti-Gira beninteso.

Perché è evidente che Garbellini aveva preparato la sua squadra con un programma il cui traguardo era prima quello di fermare gli avversari, poi tentare di superarli. Nel primo intento è pienamente riuscito, nel secondo non è stato possibile solo perché alla distanza la riconosciuta superiorità della Virtus-Minganti è venuta fuori espressa più dalla volontà che non proprio dalla bontà del gioco. Bloccata nel contropiede la Virtus-Minganti si è trovata poi a disagio quando anche i suoi tiratori da media distanza di essere in giornata "no"; aggiungesi ancora una palese refrattarietà di Calebotta a trovare la via del canestro, qualche ingenuità, un pizzico di nervosismo e sarà facile intuire su quale metro i campioni d'Italia si siano esibiti. Per contro quelli del Preti-Gira, almeno apparentemente più calmi, hanno avuto l'intelligenza di tesaurizzare il più possibile la palla sfruttandone al massimo il possesso. E giocando il tutto per tutto, con lo spirito di un reparto d'assalto, il Preti-Gira a forza di premere sulla difesa bianconera incrinò l'egemonia della squadra grattacielo nelle cui file apparve chiaro che la preoccupazione maggiore era quella di "tenere" lo scatenato Rapini; un Rapini giovane, per intenderci, edizione tempi d'oro. Così che quando non riuscì a "Gigi" di realizzare i suoi numeri - meritati gli applausi a scena aperta - furono i suoi compagni a trar vantaggio del respiro con il quale potevano muoversi.

Dunque una bella partita quella del Preti-Gira: bella per l'ardore che ha profuso nella lotta, per la volontà con la quale si è battuta ed anche le cose buone che ha mostrato. Un incontro, come si è detto, che per certi lati meritava miglior sorte. Ma sarebbe stato un torto alla Virtus-Minganti che se ha deluso pure, riconosciamolo, una grande squadra sul serio ha mostrato di essere in quei particolari e delicati momenti in cui tutto lasciava credere che il risultato fosse saldamente nelle mani degli arancioni. In proposito date un'occhiata al tabellino della successione del punteggio. Il Preti-Gira nel primo tempo ha condotto con un margine di sette punti ridotti poi prontamente, prima del riposo, dai bianconeri. Nella ripresa l'equilibrio fu quasi costante; volta a volta le due squadre assunsero il comando sul tabellone del punteggio senza tuttavia mai riuscire l'una a distaccare decisamente l'altra. Poi a cinque minuti dal termine l'impennata della Virtus-Minganti, quella che ha dato il crisma della regolarità al risultato di fronte alla quale il Preti-Gira (duramente provato dallo sforzo: sono stati sempre in campo Di Cera, Rapini, Lucev, Macoratti e Mouroutsis fatta eccezione per l'ultimo minuto in cui è entrato Paoletti) reagì con pregevole sforzo utile soltanto a contenere il passivo in proporzioni destinate a riconoscergli l'onore delle armi.

Sostenere ora chela partita non è stata bella ci sembra azzardato; se si dice invece che non ha completamente soddisfatto la questione si sposta su termini più reali. Il Preti-Gira ha disputato una delle sue migliori partite della stagione, non altrettanto la Virtus-Minganti; sta in questi due opposti giudizi la fisionomia dell'incontro che ha il pregio di essere stato disputato a ritmo sostenuto dal principio alla fine, con decisione ma mai con durezze cattive (salvo un brutto gesto del greco Mouroutsis) ed anche bene arbitrato dai due livornesi Sussi, che si va manifestando uno dei migliori fischietti, e Chimenti, riapparso - dopo la lunga stasi - nelle sue migliori condizioni. Non dunque il caso di parlare di delusione, nemmeno per quelli del clan sconfitto; ed occorre anche rammentarsi che di norma le stracittadine non offrono mai spettacoli tecnici di rilievo.

Alla ribalta, ora, i giocatori. Si è detto della grande prestazione di Rapini, certo miglior uomo in campo; al suo fianco occorre porre Canna ieri numero uno virtussino. Nella scala dei valori la citazione va poi a Di Cera, Alesini, Lucev, molto bello il suo finale, Gambini, Macoratti. Attivo Mouroutsis ma spesso disordinato, impreciso e quindi quasi nullo Rizzi, redditizio a sprazzi Negroni mentre Calebotta solo nell'ultima fase dell'incontro ha ritrovato fiducia in sé stesso. Tutti, però, compreso Borghi, ce l'hanno messa tutta per vincere e poiché il risultato non voleva fare della beneficenza (e il Preti-Gira non ne aveva bisogno) ha premiato la squadra più forte.

 


 

 

L'ULTIMO DERBY IN SALA BORSA VOLLE DIRE SESTO SCUDETTO

di Ezio Liporesi - 1000cuorirossoblu - 12/02/2021

 

Era un febbraio particolarmente gelido, ma quel giorno in Sala Borsa faceva un caldo torrido, era in programma infatti Virtus - Gira e non era un derby qualunque. Già il campionato 1955/56 si concluse presto, subito dopo la metà di marzo, ma addirittura il verdetto per l'assegnazione del titolo arrivò più di un mese prima, proprio quel 12 febbraio: battendo i concittadini le V nere diventarono irraggiungibili in classifica, conquistando di fatto il sesto titolo tricolore. Quella stracittadina, però, ebbe anche un'importanza che travalicò i confini di quella stagione, fu infatti il quarto di quel campionato (nella massima serie c'era anche la Motomorini) e quindi l'ultimo derby disputato dalle V nere in Sala Borsa: infatti la pallacanestro bolognese dall'annata sportiva successiva si trasferì nel nuovo Palasport di Piazza Azzarita.

Meno di un anno prima, nell'aprile 1955 il Gira battendo la Ginnastica Triestina nella penultima giornata aveva permesso alle V nere, sconfitte a Pesaro, di restare al comando della classifica, facendo ai bianconeri un regalo fondamentale per la conquista del quinto scudetto; ora di nuovo il Gira nel giorno della festa, ma non è stata una gara facile. La Virtus Minganti era sotto 18 a 21 al termine del primo tempo e solo nella ripresa è riuscita a prendere il vantaggio decisivo per la vittoria finale arrivata con il punteggio di 55-50. Questi i punteggi dei confermati campioni d'Italia: Alesini 13, Battilani, Borghi, Calebotta 14, Canna 15, Gambini 7, Carlo Negroni 4, Randi, Rizzi 2, Tracuzzi. Le restanti cinque gare, la sconfitta di Pavia e quattro vittorie, servirono solo a sancire l'esatta classifica finale con le V nere prime con 19 vittorie in 22 partite e undici punti di vantaggio sulla seconda, l'Olimpia Milano.

Gagliardetto di Wisla Cracovia - Virtus Minganti Bologna al torneo di Cracovia del giugno 1956 (foto fornita da Antonello Cobianchi di Museo Nazionale di Basket in Tour)

LO SHOW DI CALEBOTTA

Il 15 gennaio 1956, il pivot mise a segno 59 punti nel successo 83 a 56 contro Pesaro. Da allora nessun bianconero ha fatto meglio

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 15/01/2022

 

Quindici gennaio 1956, tredicesima giornata di campionato, seconda di ritorno. Le Vu nere incontrano in Sala Borsa la Benelli Pesaro. La Virtus, già campione d'Italia in carica, sta dominando il campionato, ha perso una sola volta a Milano, collezionando unidic successi. Anche quella domenica di gennaio per gli avversari non c'è scampo: all'andata i bianconeri avevano faticato sul campo all'aperto di Pesaro, vincendo 64 a 59, ma tra le mura amiche non c'è storia, 83 a 56 per i bolognesi, guidati dall'allenatore-giocatore Tracuzzi, contro una squadra marchigiana che nulla può, lamentando anche l'assenza della sua punta di diamante Sandro Riminucci, sostituito da un giovane Franco Bertini. Tuttavia quella partita apparentemente di routine, rimarrà per sempre scolpita nella storia delle Vu nere dei canestri per l'impresa di Antonio Calebotta, detto Nino. Il pivot bianconero mise a segno 59 punti record assoluto di un giocatore della Virtus in gare ufficiali (lo stesso Nino il 29 dicembre del 1953 ad Hammamet contro la squadra locale ne mise a segno 68 dei 107 della Virtus contro i 40 di tutta la squadra locale). Basterà attendere meno di un mese e qualche altra gara e la Virtus conquisterà con largo anticipo il suo sesto scudetto, battendo il Gira 55-50 nell'ultimo derby disputato dai bianconeri in Sala Borsa, alla diciassettesima giornata, togliendo interesse agli ultimi cinque turni di campionato. Alla fine Virtus campione con 19 vittorie in 22 gare, nettamente davanti al Borletti Olimpia (13 vinte e un pareggio). Una maniera eccellente per salutare la Sala Borsa e trasferirsi nel nuovo palasport di Piazza Azzarita. Nato a Spalato il 30 giugno 1930, Calebotta discendeva da una famiglia di albanesi (Colbòt ovvero gran capo, è una contrazione del cognome Calebotta) e suo padre era un funzionario del Ministero degli esteri e così Nino ha viaggiato in Egitto, a Odessa, a Parigi. Alto 2,02 viene considerato il primo vero pivot nella storia del nostro basket. Sessantaquattro volte nazionale ha partecipato all'Olimpiade di Roma. Ha iniziato la carriera al Cairo con Paratore per continuarla a Milano nella squadra universitaria del Cus; successivamente passò alla Virtus vincendo due scudetti, nel 1955 e, appunto, nel 1956. Ecco come si descriveva lo stesso Calebotta, scomparso nel 2002: "Giocavo pivot stando perennemente sotto canestro dove venivo imbeccato dai compagni. Non c'era velocità, l'entrata era sconosciuta, al massimo c'era il mio uncino che consentiva un rapido e facile rientro a rimbalzo. Senza contare che un tempo le difese erano meno preparate e il predominio dell'area era più un gioco d'astuzia piuttosto che una questione di tecnica".

Il tabellino completo:

Virtus Bologna: Alesini 11, Battilani, Borghi, Calebotta 59, Canna 6, Gambini 1, Carlo Negroni, Randi 1, Rizzi 5, Tracuzzi. All. Tracuzzi.

Benelli Pesaro: Franzoni 2, Paolini 18, Carloni 3, Antonini 5, Olivieri 4, Bertini, Marchionetti 4, Bontempi 9, Rivalta 1, Di Giacomo 10. All. Fava.




 

Tracuzzi, Canna, Alesini, Rizzi, Borghi, Calebotta, Gambini

Battilani, Randi, Lamberti, Carpani, Ca. Negroni

LE MANI SULLO SCUDETTO

Il 29 gennaio di sessantasei anni fa, la vittoria contro Milano ipotecò la conquista del sesto titolo italiano per il club bianconero. La Virtus vinse grazie ai 17 punti di Canna, top scorer bianconero

di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 29/01/2022

 

29 gennaio 1956, quindicesima giornata del massimo campionato di pallacanestro, quarta di ritorno. Nei primi quattordici turni le V nere hanno perso solo a Milano, 78 a 63, contro l'Olimpia Borletti, ma ora hanno proprio la possibilità di rifarsi, ospitando i milanesi in Sala Borsa. C'è però qualcosa ancora di più grande da conquistare: la Virtus già campione d'Italia in carica, vede la conferma del titolo vicina. La formazione bianconera, già capolista solitaria alla seconda, perdendo quella gara a Milano al quarto turno, era stata superata dal Gira e raggiunta da Varese, in un campionato che sembrava equilibrato, con nessuna squadra più a zero punti. Nella giornata successiva, la quinta, i varesini furono sconfitti dall'ultima in classifica, la Motomorini. Poi alla sesta giornata dominio della Virtus nel derby vinto in trasferta contro il Gira, 70-33 (Solo in tre occasioni si sono registrati differenze di punteggio uguali o maggiori nei derby disputati dalla Virtus, sempre in favore dei bianconeri: il 23 dicembre 2000 Virtus - Fortitudo si concluse 99-62, +37; il 16 settembre 1993, in Coppa Italia i bianconeri sconfissero i biancoblù 101-60, +41; il 18 ottobre 1959 il S. Agostino fu battuto dalle V nere 47-91, +44), e sorpasso in classifica. Da quel momento per la squadra di Tracuzzi è una cavalcata trionfale. Alla settima sono tre i punti di vantaggio sul Gira, 12 contro 9, una Virtus in fuga in una classifica molto corta con il fanalino di coda Pavia a 4 punti. All'ottava Virtus 14, Gira 11, poi il gruppo delle cinque squadre al terzo posto a 8, ultima la Reyer a 5. Al turno dopo Virtus 16, Gira 11, chiude la classifica Livorno a 6: cinque punti tra la prima e la seconda, lo stesso distacco tra la seconda e l'ultima. I girini reggono a meno cinque anche a fine andata, 20 punti contro 15, poi Stella Azzurra Roma e Pesaro a 12, Motomorini e Borletti a 11. Le V nere iniziano il ritorno con una sofferta vittoria a Venezia, 58 a 60, mentre il Gira perde in casa contro Pavia, Virtus a più sette. Nella giornata successiva il Gira cade ancora e la classifica dice Virtus 24, Gira 15, poi tutte le altre, chiude Venezia a 8. Alla quattordicesima giornata nel derby contro la Motomorini il Gira perde la terza gara consecutiva mentre la Virtus vince a Livorno. In classifica V nere a 26, sul secondo gradino le altre due bolognesi, il Borletti e Pavia a 15, con soli cinque punti in più del terzetto che chiude la classifica. Mancano otto giornate e per la Virtus il titolo è vicinissimo. La gara contro Milano non ha storia, la Virtus vince 67-48, con un distacco ancora maggiore di quello subito all'andata, con 17 punti di Canna e 15 di Calebotta. Il Gira vince a Trieste, la Motomorini batte Pavia e Bologna domina in classifica, Virtus prima con 28 punti, le altre due formazioni della città seguono a 17. Alla sedicesima giornata seconda caduta per la Virtus, a Roma contro l'A.S. Ne approfitta solo Gira, mentre la Motomorini perde a Varese e viene raggiunta da Pavia e Milano. Nel turno successivo derby Virtus - Gira: se il derby d'andata aveva voluto dire sorpasso, questo molto più combattuto, ma sempre vinto dalle V nere per 55 a 50, significa sesto scudetto. A cinque giornate dalla fine il vantaggio di 11 punti su Milano, Pavia e lo stesso Gira è ormai incolmabile. La Virtus vincerà poi quattro delle restanti cinque gare, cadde a Pavia, e si confermò campione con 38 punti (frutto di 19 vittorie, compresi i 4 derby), 11 in più del Borletti e 13 in più di Pavia. Il Gira e la Motomorini dopo un bellissimo campionato pagheranno il calo finale, chiudendo, rispettivamente, al quarto e al settimo posto.

Alesini a canestro nel Trofeo Paul Lentin vinto dalla Virtus in maggio a Bruxelles

 

LA VIRTUS-MINGANTI HA VINTO A LIEGI LA COPPA PAUL LENTIN

Stadio - 14/05/1956

 

Con la vittoria della Virtus-Minganti, campione d'Italia, si è concluso questa sera il torneo internazionale di pallacanestro maschile per l'aggiudicazione della Coppa "Paul Lentin". La Virtus-Minganti, che si era qualificata per la finale assieme alla squadra polacca dell'AZS Varsavia, ha vinto anche l'ultimo incontro del torneo imponendosi per 65 a 55 e terminando così imbattuta.

 

PERCHÉ SI È RITIRATA LA VIRTUS-MINGANTI

Il torneo di La Spezia

Stadio 22 maggio 1956

 

Una serie di circostanze sfavorevoli ha sciupato questa giornata centrale della massima manifestazione cestistica spezzina. Ma non si possono imputare agli organizzatori del "Maggio" spezzino le cause che ne hanno determinato il fallimento: infatti dapprima è stato il tempo minaccioso che consigliando alla prudenza gli appassionati, ha reso scarsissima la partecipazione del pubblico, con enorme disagio economico per il Comitato che si era assunto gli oneri finanziari; poi la troppo rimediata formazione della Virtus-Minganti, scesa al Giardino del C.R.D.M. senza Calebotta, Alesini, Gambini, Negroni ecc., ha fatto scemare il contenuto tecnico del torneo, ed infine il ritiro della stessa Virtus-Minganti ne ha causato il definitivo fallimento.

...

 

Cantù - Virtus-Minganti 59-41 (18-24)

Cantù: Marsan (6), Pozzi (11), Bernardis (11), Sala (1), Ronchetti, Oldanini (2), Germesoni, Cappelletti (28), Broggi.

Virtus-Minganti: Lamberti (9), Verasani, Valdisserri, Malucelli (2), Paulucci (2), Rizzi (8), Tracuzzi (2), Borghi (4), Canna (14).

Arbitri: Costa (La Spezia) e Guglielmone (Genova).

...

Il ritiro della Virtus-Minganti richiede due parole chiarificatrici. La società campione d'Italia, pressata dagli organizzatori, aveva aderito all'invito non confermando però la presenza della squadra in formazione standard stante l'indisponibilità di alcuni atleti che tuttavia la società bolognese si riprometteva di fare intervenire nella giornata di chiusura del torneo. Fin qui per quanto riguarda l'incompletezza della formazione virtussina. Le complicazioni - cioè il ritiro - sono sorte quando, sul posto, alla Virtus-Minganti fu reso noto che il torneo non si sarebbe svolto ad eliminazione diretta. Era questa una delle condizioni che avevano favorito l'intervento della Virtus-Minganti, una condizione confermata telegraficamente dagli organizzatori a firma del sig. Fiori.

Tracuzzi, ad ogni modo, telefonò a Bologna e prese ordini. E ubbidì. La sconfitta con il Cantù non c'entra dunque; e sta il particolare che tardando la squadra lombarda, la Virtus-Minganti attese in campo più di 40 minuti. C'entra invece il principio: il torneo doveva svolgersi ad eliminazione diretta? Così andava fatto. Che poi la Virtus-Minganti abbia fatto male a ritirarsi è un altro discorso, anche noi disapproviamo questi gesti. È però evidente che gli organizzatori non devono aver fatto gran che per modificare l'atteggiamento assunto dai campioni d'Italia.

 

IL RECLAMO DELLA VIRTUS MINGANTI ACCOLTO DALLA C.A.D.I.

Code al Maggio Spezzino

Stadio - 14/02/1957

 

Su istanza del Consiglio direttivo della F.I.P. la CADI ha ripreso in esame il ricorso inoltrato a suo tempo dalla Virtus-Minganti Bologna avverso alcune decisioni prese dal Comitato organizzatore del Maggio Cestistico Spezzino in merito alla formula dello svolgimento del torneo, decisioni che originarono il ritiro della Virtus-Minganti dal torneo stesso. La CADI riesaminato il ricorso e la documentazione agli atti, sentiti personalmente i rappresentanti delle due parti e ritenuta non illegittima la richiesta della Virtus-Minganti con cui subordinava la sua partecipazione al torneo, ha deliberato di accogliere il ricorso, annullare le sanzioni a suo tempo comminate e restituire la tassa reclamo.

 

LA "V" DELLA VIRTUS MINGANTI  SIGNIFICA ANCHE VITTORIA!

Si giuoca a Bologna il più bel basket d'Italia

di Roberto Tranquillo Fabbri - Stadio - 08/05/1956

 

Frutto di una solida scuola

Riconquistato la stagione scorsa, dopo il quinquennale dominio borlettiano, lo scudetto la Virtus-Minganti si è riconfermata ancora quest'anno campione d'Italia. Se il buon giorno si vede dal mattino si direbbe che la squadra bianconera è seriamente intenzionata di bissare il felice periodo che va dal 1946 al 1950 quando per quattro stagioni consecutive mantenne cucito sulla bianca maglia fregiata dalla nera "V" il distintivo tricolore di prima squadra d'Italia. I presupposti perché l'impresa si ripeta ci sono e saranno sufficienti alcuni accorgimenti - leggi potenziamento dell'organico - perché tale brillante programma possa venir realizzato.

Vittoriosa con 11 punti di vantaggio sulla seconda classificata, il Borletti, la Virtus-Minganti ha dunque siglato con il suo nome la trentaduesima edizione del massimo campionato cestistico maschile italiano. Ieri sera, prima che la squadra affronti la trasferta che la condurrà in Belgio dove a Liegi parteciperà a quel torneo internazionale, gli artefici del successo son stati festeggiati e premiati nel corso di una serata che i virtussini hanno allestito in onore della squadra:  con i rallegramenti i dirigenti della Virtus-Minganti esprimeranno i voti augurali per la difficile e impegnativa prova che la squadra  campione sarà chiamata a sostenere dal 10 al 13 maggio, a Liegi, contro le forti formazioni della Polonia, Belgio, Francia  e delle Forze dell'Aria americane.

Lo scorso anno, illustrando il successo della Virtus-Minganti dopo i cinque annidi anticamera imposta dal Borletti, ponemmo in rilievo come non si potesse parlare di affermazione squillante o completamente convincente. Si ricorderà infatti che la squadra già guidata da Tracuzzi pervenne al successo proprio sotto lo striscione di arrivo con una volata affannosa e nervosa. Una affermazione che lasciò qualche dubbio proprio per non essere stata convincente. Non altrettanto si può dire quest'anno che anzi, al contrario, si dovrebbe parlare di supremazia virtussina noiosa.

Gli è che quella squadra che un anno prima pur palesandosi forte tanto non era riuscita a dimostrare di essere, nel campionato conclusosi riconfermandosi campione d'Italia questa volta lo ha fatto con schiacciante superiorità. Fino al punto, come si diceva prima, a rendersi antipatica. E fortuna che lungo l'arco delle ventidue partite è incappata in tre sconfitte: Borletti, Roma e Pavia. Tre insuccessi che si potrebbero definire di disattenzione, forse per eccesso di sicurezza, e che per essersi registrati tutti e tre in trasferta consentono di poter sostenere che con un pizzico di accortezza si potevano evitare.

Non intendiamo, sia ben chiaro, istruire processi postumi per sostenere che la Virtus-Minganti avrebbe dovuto, o potuto, concludere il trentaduesimo campionato di basket imbattuta. Ha lasciato intendere che era in grado di farlo e se ciò non è avvenuto non saremo certo noi a dispiacercene considerato che le tre battute d'arresto virtussine e qualche tentennamento della compagine nel corso del torneo sono riuscite a ravvivare l'interesse declinante di questo. Molto meglio, e logico, si parli invece del comportamento della squadra nel campionato 1955/56.

L'organico della Virtus-Minganti, che aveva perduto Rapini passato al Preti Gira e Luciano Zia finito alla Libertas Biella, alle soglie del campionato 1955/56 si presentò con la novità Alesini, finalmente "ufficialmente" virtussino dopo l'anno di inattività, e con Randi. Per il resto tutto vecchio: da Carlo Negroni a Canna, da Gambini a Calebotta, da Borghi a Rizzi, Randi e... Tracuzzi. Indiscutibile che se l'apporto del modesto Randi è stato positivo quello di Mario Alesini è risultato eccezionale. L'ex varesino si può dire abbia siglato con il suo nome le più belle imprese della Virtus-Minganti, imprese che gli sportivi giustamente non hanno mancato di riconoscergli.

Ma la Virtus-Minganti edizione 1955/56 non ha avuto esclusivamente il suo pilastro in Alesini. L'atletico giocatore è stato senza dubbio il risolutore di non poche difficili partite, ma cadremmo in eccesso di simpatia se tutti i meriti li riversassimo sul bravo cestista. Al successo della squadra vi hanno parimenti contribuito tutti gli altri e in primo luogo il silenzioso Canna e l'irruento Gambini, il nervoso Calebotta ed il polemico Tracuzzi. Per tutti c'è stata una partita nel corso della quale la gloria ha in particolare baciato un atleta.

Più che nelle individualità la Virtus-Minganti di questo campionato va vista e considerata nel suo valore di complesso. E qui balza fuori l'opera di Tracuzzi encomiabile preparatore che alla sua squadra ha saputo prima ancora del gioco dare una impronta salda e decisa al morale. Perché nessuno può contestare che quella che la stagione precedente aveva costituito la maggior lacuna della Virtus-Minganti, Tracuzzi sia riuscito ad eliminare imprimendo ai suoi giocatori una forza morale di rilevante levatura. Inoltre, fattore importantissimo, Tracuzzi è riuscito ad affiatare l'intero complesso così da eliminare gli squilibri pericolosi determinati dalla rivalità che spesso affiora quando l'atleta dimentica la squadra per abbandonarsi agli entusiasmi della platea. Quindi ha curato il gioco.

Noi stessi, più d'una volta, abbiamo posto in evidenza come la Virtus-Minganti non desse spettacolo. Questo non ha mai significato che la squadra di Tracuzzi non giocasse: semplicemente impostava il suo gioco su quello dell'avversario protesa ad assicurarsi il risultato. "Prima pensiamo a vincere - diceva sempre Tracuzzi - poi se resta il tempo penseremo allo spettacolo". Certo qualche volta la squadra campione ha deluso ed è facile intuirne le ragioni. Da una formazione forte, da un complesso che domina dalla cintola in si - e non solo metaforicamente - gli avversari, tutti si pretende sempre molto. Lo sportivo non guarda per il sottile; non ha la raffinatezza di chi segue e guida come un generale l'incontro. Vuole sempre di più e meglio.

Va riconosciuto che nel corso del campionato 1955/56 la Virtus-Minganti, rispetto alla stagione precedente, ha fatto di più e meglio. Il di più è indicato dalla sua netta affermazione e dal vantaggio con il quale ha tagliato prima il traguardo. Il meglio è rappresentato dalla qualità del gioco svolto complessivamente superiore a quello delle altre squadre tra cui, qualcuna, pure è riuscita a farsi particolarmente notare sul piano tecnico. Ma il vantaggio della Virtus-Minganti è stato quello di mirare sempre al sodo. Niente risultati iperbolici - Tracuzzi peraltro non ha il cuore di Maramaldo - destinati a schiacciare gli avversari sotto il pesante fardello di sconfitte inappellabili; più semplicemente risultati positivi legati il più possibile all'intero complesso destinati, in altre parole, a rendere più squadra la ... squadra.

E sotto questo aspetto Vittorio Tracuzzi, ormai bolognese, ha vinto la sua bella battaglia. Se c'era ancora bisogno da parte sua la dimostrazione di qualità e capacità d allenatore con questo vittorioso campionato Tracuzzi ha fugato ogni dubbio. Peraltro pensiamo che ben pochi fossero coloro che non credevano in lui come allenatore! E nella distribuzione dei meriti per la brillante affermazione della Virtus-Minganti, Tracuzzi il primo posto se lo è insindacabilmente guadagnato.

Dicevamo del gioco della Virtus-Minganti. È innegabile che quello mostrato nel corso di questa stagione dai bianconeri va ritenuto complessivamente pregevole. Lo potremmo definire completo, considerato l'equilibrio denunciato dalla squadra, in quanto non è mai apparso che in attacco o in difesa la compagine bianconera accusasse pericolosi sbandamenti. Né si può tacere che il complesso sia rimasto ancorato a scarsi e modesti schemi di gioco. Semplici se si vuole, ma ogni schema di gioco appare semplice quando è armoniosamente svolto, ma mai tali da porre soltanto in vetrina questo o quel giocatore senza che la squadra vi apparisse per intero. Segno dunque che Tracuzzi non ha mai trascurato di dare una chiara impostazione tecnica alla squadra pur preoccupato di realizzare un gioco idoneo alla taglia, con comune rispetto a quella delle altre squadre, dei suoi giocatori. Bravo quindi Tracuzzi e bravi i giocatori che lo hanno seguito rinunciando sovente alla loro spiccata personalità.

Tessere in particolare un elogio ai giocatori virtussini riteniamo non sia il caso. Se alcuni emergono per classe sui compagni non è detto che gli altri valgano, quando entra in gioco la collettività, meno. Il plauso che può essere rivolto agli Alesini, Canna, Calebotta, Gambini e via dicendo, non esclude sia meritato da quanti hanno sofferto in "panchina". È forse più difficile essere pronti ad entrare in campo e dover invece restare a guardare che non sostenere la fatica del combattimento. Bisogna aver giocato e sognato la gloria per comprenderlo appieno questo sacrificio. Dunque niente graduatorie di merito; tutti sugli scudi dei vincitori, tutti generali e tutti soldati.

Il "tutto bene" di questo anno non esclude però che i dirigenti della Virtus-Minganti non debbano pensare, e preoccuparsi, della necessità che la prossima stagione imporrà. Vogliamo dire che pur avendo Tracuzzi l'intenzione di far largo ai giovani, la formazione bianconera ha bisogno di rafforzarsi. Non c'è, quest'anno (ma non c'era nemmeno lo scorso anno), il pericolo di Calebotta che resti in Brasile; è però presumibile che un paio di vuoti nei ranghi virtussini si abbiano a registrare.

Vero che c'è Nardi e c'è il piccolo Lamberti, il prediletto da Tracuzzi, pronti a far parte integrante dello schieramento dei moschettieri bianconeri. Non va però trascurato che i dirigenti abbiano intenzione di sfaldare la squadra cadetta per rinsanguare la formazione maggiore. Qualcosa in pentola bolle. Ci par di sentirli i dirigenti: "lasciateci lavorare, non è ancora tempo di vendemmia". D'accordo. ma non vorremmo che prendesse piede la convinzione che la squadra va bene così com'è. Nella pallacanestro, è noto, le squadre non s'improvvisano; almeno quelle che coltivano grandi ambizioni. I rinnovamenti, o aggiornamenti, improvvisi o generali sono sempre pericolosi. E di gente, il prossimo campionato, decisa a far fuori la Virtus-Minganti ce ne sarà molta.

Un anno fa, a conclusione di note molto simili a queste, facevamo presente alla Virtus-Minganti - che si sarebbe presentata a difendere il titolo conquistato forte dell'innesto di Alesini - di nulla trascurare perché potesse mostrarsi degna dello scudetto e battersi per mantenerlo. Il discorso potremmo ripeterlo oggi per intero senza modificarne una parola; anzi oggi è ancora più di attualità che non un anno fa. Perché se la Virtus-Minganti è sempre stata considerata una avversaria di lusso, ora è per antonomasia la squadra da battere. La gloria è bella ma pesante è portarla e difficile mantenerla. La fiducia in chi ha saputo guadagnarla è doverosa, pretendere i miracoli è assurdo. Nel campionato 1955/56 uno dei santi virtussini è stato Alesini; nel prossimo torneo potrebbe essere...

Non precorriamo i tempi. Mentre voi dormite i dirigenti della Virtus-Minganti lavorano. Ci sembra di sentirlo il comm. Mezzetti: "mai contenti questi giornalisti; cosa credono che gli assi si trovino agli angoli delle strade?".

 

I dirigenti virtussini entusiasti del campionato. Sono contenti di essere arrivati primi.

 

È pacifico che il "bis" concesso dalla Virtus-Minganti ha riempito di soddisfazione tutti i dirigenti.

Il comm. Aurelio Brini, presidente della Società madre e per questo più comunemente chiamato il "presidentissimo", la sua soddisfazione come al solito l'ha espressa argutamente e alla maniera di un padre affettuoso:

"Sono lieto che i ragazzi della pallacanestro si siano riconfermati campioni d'Italia: lo meritavano dopo i sacrifici compiuti. E poi, senza sminuire il valore delle altre squadre, non è veramente la più forte la Virtus-Minganti?".

Elogia tutti: per il comm. Brini non c'è il più bravo o il meno bravo, ci sono soltanto dei bravi e ottimi ragazzi che è giusto la Società segua. Però a Vittorio Tracuzzi due parole a parte le dedica e pone in evidenza le qualità tecniche dell'allenatore, di insegnante e di educatore.

La signora Gilberta Minganti è presidente onoraria della Sezione pallacanestro. Quando le è possibile assiste alle partite e si commuove a vedere questi ragazzi che sulle maglie portano anche il suo nome, battersi per la vittoria.

"Io non m'intendo - dice la signora Minganti - di schemi e di segreti tecnici, guardo come giocano. Per me giocano bene. Voi dite quello che volete. Ma voi giornalisti, che pure siete gente tanto simpatica (grazie: n.d.r.), quando scrivete è ben difficile che non riusciate a trovare qualcosa da criticare. Io non capisco cosa pretendiate di più da una squadra che vince il campionato. Non sono stati bravi, ma bravissimi".

Non può essere discorde il parere del comm. Tino Mezzetti, "vice" della Società madre e presidente della Sezione pallacanestro.

"Difendo l'operato di Tracuzzi al quale i risultati hanno dato ragione. Una squadra, d'altro canto, non si improvvisa e chi vuol guardare alla prestazione della Virtus-Minganti del campionato scorso e a quella della stagione da poco finita, rileverà quanto sensibili siano stati i progressi generali compiuti. Le critiche mosse a Tracuzzi-giocatore (stoccata che ci tocca in pieno petto) non sono giuste; e in ogni modo Tracuzzi ha giocato perché la Società glielo ha chiesto. E non credo si possa sostenere che il suo contributo anche come atleta non è stato valido. Ora penseremo a difendere il meglio possibile l'ambita posizione ma sarebbe un grosso errore ritenere che la Virtus-Minganti intenda essere forte "comprando" assi. Sono molti i giocatori, affermati e no, che vestirebbero i colori bianconeri: può darsi che qualcuno possa realizzare il suo desiderio. Questo però senza che il fatto costituisca uno sgarbo per le società consorelle. Noi ci preoccupiamo di dar consistenza al vivaio giovanile virtussino; è un compito riservato a Tracuzzi che è già sulla buona strada. Cosa penso di questo secondo scudetto dopo i quattro del dopoguerra? Per esprimere per intero la mia soddisfazione e l'elogio agli artefici della brillante affermazione dovrei tenere un discorso".

Il dr. Giorgio Neri è il segretario generale della Società.

"Bravissimo quel Tracuzzi. Sai cosa farei? Lo manderei un paio di mesi negli Stati Uniti a "vedere" a scopo di perfezionamento. È un allenatore coi fiocchi e se io fossi presidente della Federcanestro saprei bene come utilizzarlo. Meglio però che sia l'allenatore della Virtus-Minganti; vedi?". E da sotto le tribune del campo del Ravone, ci indica una trentina di ragazzetti ai quali Tracuzzi sta insegnando le prime nozioni pratiche del basket. Poi anche Neri tesse l'elogio della squadra.

Il vicepresidente della Virtus-Minganti è il rag. Lello Zambonelli. La sua passione è un fioco eterno, la sua dote maggiore quella di aver sempre pronte per tutti giustificazioni così che da lui non sentirete mai un giudizio negativo.

"Non siete mai contenti -allude a noi giornalisti - ed anche vincendo un titolo trovate che qualcosa non va bene. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio, i ragazzi ce la mettono tutta; voi una volta tanto mettetevi una mano sulla coscienza". Chi gli può dar torto.

Un altro insoddisfatto, della stampa naturalmente, è il dr. Zoni il "Richelieu" virtussino. "Una squadra come la Virtus-Minganti dovrebbe far scorrere fiumi di inchiostro per tessere in maniera acconcia le ardue e vittoriose imprese dei campioni". Ha ragione anche lui. Angelo Zoni, capelli d'argento, ma giovanissimo, è nel sentimento per la Virtus-Minganti come un padre quando giudica i propri figli: questi sono sempre i più bravi, i migliori e ingiustamente bistrattati da gente che non li sa comprendere.

Tra i dirigenti virtussini c'è un altro quartetto che non può venir trascurato. L'ing. Gabrielli, ad esempio, è simpaticissimo quando al termine di una partita dice: "Adesso sono curioso di leggere cosa scriverai. Naturalmente anche oggi a te la Virtus-Minganti non è piaciuta: ma cosa vuoi che facciano questi ragazzi, che ammazzino i loro avversari?". C'è tutta la passione contenuta e dignitosa. Il geometra Ludergnani, ministro della stampa e propaganda virtussina, riesce sempre ad essere contenuto e compassato; meno quando parla al microfono nel momento in cui la squadra del cuore subisce l'iniziativa dell'avversario. Allora gli si arroca la voce e magari s'impappina.

I sere del Consiglio virtussino, i "duri" per meglio inquadrarli nelle loro funzioni, sono il rag. Rocchi e il rag. Manzini; i due che seguono l'attività della squadra più attraverso le cifre dei conti che non quelle dei risultati. Per Rocchi e Manzini tutti gli incassi sono un fallimento. "Ma verrà una buona volta questo benedetto Palazzo dello Sport".

 

Elogio di Tracuzzi bravo quanto modesto

 

Non chiedete a Vittorio Tracuzzi di pronunciarsi sulla squadra abilmente guidata per la seconda volta consecutiva alla conquista dello scudetto. "Vittorio nostro" non fa dichiarazioni; non ha nulla da dire se non che il "merito è tutto dei ragazzi che son veramente tutti bravi". Non è falsa modestia quella di Tracuzzi è semplicemente un riserbo che subisce l'influenza della sua educazione.

Ma Vittorio Tracuzzi merita un pubblico elogio. Sì i giocatori, ma anche lui lo è stato per oltre metà del campionato, hanno il grande merito di aver vinto le molte battaglie sostenute per giungere alla grande affermazione, hanno il merito di aver avuto fiducia in lui e di averlo seguito; Tracuzzi ha però il grande merito di aver saputo "cucire" questa squadra grande non soltanto di statura come fisico.

È dunque doveroso riconoscere al siciliano oramai bolognese anche la sua personale affermazione. Quella che con la squillante vittoria della Virtus-Minganti lo ha certo confermato il miglior allenatore italiano. Noi di Tracuzzi abbiamo seguito da vicino la carriera prima di atleta e quindi di allenatore, i progressi compiuti nell'uno e nell'altro campo, sono stati rimarchevoli. Oggi Tracuzzi-allenatore può definirsi completo. Lui dice di no, dice che ha ancora molto da imparare. È innegabile che di qualità ne ha poste in evidenza in misura tale da promuoverlo a pieni voti.

Cosa sogna Tracuzzi? Portare la sua squadra sempre a vincere il campionato e creare un vivaio di centinaia di giovani dove in qualsiasi momento si possa "pescare" non un asso, ma addirittura delle squadre. E in questo intento è già al lavoro alle prese giornalmente con ragazzetti, dai dodici anni in vanti, da sgrezzare.

Oggi Vittorio Tracuzzi è l'allenatore più conteso con offerte che per essere fatte in campo cestistico c'è da leccarsi le labbra. Ma Tracuzzi è da credersi resterà ancora per molto tempo virtussino. In fondo si è affezionato ai colori bianconeri ed a Bologna e sa che all'ombra delle due Torri gli vogliono bene. Lui ha il pregio di non abusarne e di no darsi arie.

Forse anche per questo è bravo. Personalmente abbiamo di lui un'ottima considerazione; anche quando, a volte, gli muoviamo critiche forti, senza perifrasi. Ma Tracuzzi non protesta mai, chiede solo che non vengano bistrattati i suoi giocatori e che lo si aiuti a dare consistenza a quel vivaio di giovani del quale ha gettato le basi. Il suo grande sogno; e sarà bene che la Virtus-Minganti non lo disilluda mai.

 

A VENEZIA BASTÒ IL TRIO GALLIERA

Nel '56 super Alesini, Calebotta e Canna
di Ezio Liporesi - Corriere dello Sport - Stadio - 06/04/2024

 

Le sfide Reyer - Virtus hanno sempre avuto un'importanza storica e un fascino che va anche aldilà della pallacanestro, essendo due tra le più antiche società sportive italiane. Campionato 1955-56, la Virtus è già campione d'Italia nel 1955, con Carlo Negroni, Gambini, Canna, Calebotta, Alesini (che non ha potuto giocare il campionato precedente per problemi di nullaosta non concesso dalla sua vecchia società) stanno compiendo una cavalcata trionfale verso il sesto scudetto. Quel campionato che la Virtus vinse con 19 vittorie in 22 gare cominciò con una netta vittoria contro la Reyer Venezia, 79-37, in una gara giocata il 9 ottobre 1955. La prima di ritorno in laguna, l'8 gennaio 1956 fu, però molto più complicata e la squadra bianconera ebbe moltissime difficoltà ad avere ragione della formazione veneta. Venezia, non è più come un tempo rivale per il titolo, ma anche dai bassifondi della graduatoria resta un osso duro, soprattutto in casa propria. C'è anche un reclamo dei veneziani per il segnale acustico di fine partita azionato dal cronometrista inavvertitamente troppo presto. Ventidue giorni dopo il reclamo è respinto e viene confermata la vittoria bianconera 58-60: "La Commissione Tecnica Federale ritenuto dagli atti e a seguito delle indagine esperite, che a due secondi dalla fine della partita il cronometrista azionò casualmente il segnale acustico che non fu avvertito dagli arbitri per cui il gioco continuò e che il cronometrista stesso lasciò in moto il cronografo che successivamente fermò dando a due decimi di secondo dal termine un nuovo segnale di fine partita, questa volta raccolto dagli arbitri e che infine gli arbitri stessi accertato tale anticipato arresto del gioco fecero giocare le restanti frazioni di tempo per cui la gara si svolse col tempo regolamentare, ha omologato la gara respingendo di conseguenza il reclamo della Reyer". La Virtus aveva chiuso il primo tempo avanti 21-28 ma la squadra di casa era poi arrivata a meno uno, 34-35, a metà ripresa. Nuovo allungo bolognese fino al 38 a 49 a cinque minuti dal termine. La gara sembra chiusa, invece Venezia tornava a meno uno a sei secondi dal termine con un libero su due di Sardagna, 58-59. Sul secondo libero, fallito, pallone bloccato all'attaccatura del canestro. Palla rimessa a due e guadagnata dalla Virtus. Due tiri in favore di Tracuzzi ed uno realizzato: 58-60. Ancora qualche battuta poi la fine e le proteste della Reyer per il "tempo", ripresa poi dell'incontro ma il risultato non cambiava più. Protagonisti principali di quella vittoria furono Alesini con 21 punti, Calebotta con 13 e Canna con 11, ovvero i componenti del famoso Trio Galliera, tre campioni, tre giocatori, tre amici, accomunati anche dall'abitare nella stessa famosa via del centro di Bologna. Anche grazie a quella vittoria, la Virtus, poco più di un mese dopo, il 12 febbraio 1956, vincendo il derby contro il Gira, 55-50, si laureò matematicamente campione d'Italia, alla diciassettesima delle ventidue giornate previste, quindi con larghissimo anticipo sulla fine del campionato.